Wall Street sale per la nona settimana positiva consecutiva: è accaduto soltanto altre due volte negli ultimi cinquant'anni. Nel frattempo il PMI Globale è lungi dall'aver raggiunto un minimo definitivo, stando alle prescrizioni della curva dei rendimenti.

Il rallentamento economico in atto, sia a livello macro che di crescita di profitti, non impedisce ai mercati azionari l'ulteriore progresso al termine della passata ottava. Stecca soltanto il Footsie, tradito dalle incertezze sulla Brexit, mentre delude il FTSE MIB, in coda al ranking per performance settimanale. Dall'inizio del 2019 la metà degli indici del G25 consegue un saldo a doppia cifra percentuale: performance che si registrano di solito nell'arco di un anno intero.

Fra i primi venticinque listini al mondo brilla Stoccolma, nostra preferenza storica di lunghissimo periodo in virtù dell'eccellente profilo fondamentale. Fa benissimo la Cina, su cui abbiamo puntato ad inizio anno; seguono Russia, Canada, Hong Kong ed infine Stati Uniti. Il Dow Jones inanella la nona settimana positiva di fila: una performance che non riusciva dalla metà degli anni Novanta. Negli ultimi cinquant'anni i precedenti simili sono in tutto appena due, mentre il fenomeno risulta relativamente frequente fra la seconda metà degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Sessanta: quando la conseguita piena occupazione condusse all'aumento delle retribuzioni e delle pressioni inflazionistiche. Per alcuni, un contesto economico verso il quale ci stiamo dirigendo.

Questo resta da vedersi. In effetti, come mostrato nel 2019 Yearly Outlook (pagina 59), la sovrapposizione fra i CPI delle due epoche contemplerebbe l'avvio di una definitiva reflazione strutturale a partire dal 2023.