Ulteriori tagli dei tassi interverranno non prima di assistere ad una chiara frenata dell’economia americana. Allo stato attuale il punto non è se si stia manifestando una ripresa, ma che tipo di sviluppo essa manifesterà: “a V”? “a U”? “a L”?

Fanno notizia gli Stati Uniti: lo S&P500 ha inanellato due sedute negative di fila. Non accadeva dal 7-8 ottobre scorsi, sebbene dobbiamo riconoscere che l’entità del declino delle ultime 48 ore, sia ben poca cosa rispetto al precedente citato.

Ma è tutto ciò che i ribassisti hanno potuto raccogliere, al termine di una sessione che pure ha visto elementi esogeni di un certo spessore. Tornano le schermaglie fra Cina e Stati Uniti: l’amministrazione Trump esige maggiore impegno da Pechino, che reclama a gran voce la cancellazione dei dazi finora approvati e operativi. La prospettiva di un incontro fra i due leader entro fine anno, appare sempre più improbabile, al pari dell’avvio della “Fase 1” messa nero su bianco poche settimane fa.

Nel frattempo il rilascio delle minute della riunione del FOMC di fine ottobre, evidenzia un tono fattosi nuovamente rigido da parte dei membri del direttorio della Federal Reserve. Confermato il completamento dell’aggiustamento monetario: ulteriori tagli dei tassi interverranno non prima di assistere ad una chiara frenata dell’economia americana. Allo stato attuale il punto non è se si stia manifestando una ripresa, ma che tipo di sviluppo essa manifesterà: “a V”? “a U”? “a L”?

Staremo a vedere. Nel frattempo la pausa dei listini azionari, tutto sommato attesa nella parte centrale di novembre, si manifesta senza deterioramenti strutturali degni di nota: la maggior parte degli indici permanendo sopra i rispettivi supporti. Le debolezze, casomai, manifestandosi in modo non del tutto visibile: a livello di struttura di mercato.