L’Oilmageddon di lunedì non è episodio isolato

I piccoli investitori iniziano a mostrare insofferenza: anche nel primo trimestre i fondi passivi hanno perso terreno nei confronti del benchmark. Nel frattempo gli indici azionari sono alle prese con supporti decisivi, in ottica di breve periodo.

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I piccoli investitori iniziano a mostrare insofferenza: anche nel primo trimestre i fondi passivi hanno perso terreno nei confronti del benchmark. Nel frattempo gli indici azionari sono alle prese con supporti decisivi, in ottica di breve periodo.

È un momento decisivo per i mercati azionari che seguiamo più da vicino. A Wall Street gli investitori realizzano che l’Oilmageddon di lunedì non è stato episodio legato a questioni esclusivamente tecniche; e nel dubbio passano alla cassa: circostanza peraltro inconsueta, di martedì. La seconda seduta della settimana difatti dall’inizio dell’anno risulta fino ad ora la migliore per performance media; soprattutto quando si proviene da un lunedì dal segno negativo, come occorso l’altro ieri.

Sotto questa prospettiva, quasi conforta l’entità contenuta dei cali che hanno investito il settore energetico a Wall Street. Le vendite hanno colpito soprattutto i tecnologici, finora encomiabili per tenuta e a dirla tutta per forza relativa. Ieri mattina abbiamo proposto un paio di segnali d’allarme rivelatisi a quanto pare piuttosto tempestivi. Fra le momentum stock anche Tesla stecca prevedibilmente. Brutta giornata, negli Stati Uniti.

Mentre lo S&P500 è alle prese con la media mobile a 21 giorni che si è già fatta apprezzare per la capacità contenitiva in fase discendente, e che ora agisce prevedibilmente da supporto; in Italia gli indici cedono fino a toccare la parte inferiore del trading range in essere da quasi un mese. Fin qui non possiamo che classificare il corrente rally come correttivo: il massimo che gli indici sono finora riusciti a conseguire, è stato un tormentato ripristino dell’uptrend di breve periodo, da tempo venuto meno. La tendenza di medio e lungo periodo rimanendo inalterata.

Vale anche per gli indici continentali. L’Eurostoxx ha abbattuto il canale ascendente in atto da tempo, e nelle ultime settimane non è che abbia particolarmente impressionato. Suggestiva la prospettiva offerta dal “FEZ”, il popolare (negli Stati Uniti) ETF che replica, in dollari, la performance dell’indice citato.

La situazione inizia a farsi frustrante per gli investitori professionali: finora fermi nel minimizzare la portata del ribasso. Ieri il Financial Times riportava uno studio, secondo il quale complessivamente i fondi comuni azionari americani hanno fatto peggio del benchmark, nel primo quarto dell’anno, per 144 punti base al netto delle commissioni. È lo spread negativo peggiore dal 2016; il secondo peggiore, dal 2012. Mentre si può tollerare un certo affanno nei bull market, dominati dai fondi passivi; si inizia a palesare un certo discontento da parte dei piccoli investitori, nel momento in cui si realizza che anche nelle fasi discendenti i fondi attivi mostrano la corda.