Un certo Dave Portnoy, stella osannata dei trader online di ultimissima generazione, definisce Warren Buffett – citiamo alla lettera – un «idiota», incapace di sfruttare quello che l’autoproclamato miglior trader di tutti i tempi definisce un «gioco fottutamente facile».

Come ventilato ieri mattina, i mercati azionari si sono concessi una salutare pausa rigeneratrice dopo una straordinaria sequenza di rialzi: a Piazza Affari in particolare una successione di ben 14 candele bianche consecutive – per esse intendendosi una chiusura superiore all’apertura – non si registravano dal lontano 1993. Una dimostrazione di continuità e di persistente interesse da parte dei compratori, a fronte della quale si può ben tollerare la flessione delle ultime ore.

Dal punto di vista tecnico il ripiegamento era stato anticipato dal setup basato sull’analisi della regressione lineare. Un certo ipercomprato e una massiccia preferenza negli ultimi due giorni per le opzioni put sull’indice rispetto alle call, spiegano a sufficienza la debolezza.

Rimane un mercato sotto il controllo del pubblico retail. Circostanza pressoché storica. Non siamo mai stati teneri nei confronti dei presunti guru del mercato, non ci siamo mai tirati indietro nell’evidenziare le grame performance da diversi anni messe a segno da una autorità osannata come Warren Buffet. Ma doveva arrivare il 2020 per sentire un certo Dave Portnoy, stella osannata dei trader online di ultimissima generazione, definire il boss di Berkshire Hathaway – citiamo alla lettera – un «idiota», incapace di sfruttare a proprio vantaggio quello che l’autoproclamato miglior trader di tutti i tempi definisce un «gioco fottutamente facile».

È un retaggio della nostra epoca. Mentre il mercato si spinge di quasi il 10% oltre la previsione media per fine anno formulata a gennaio dagli strategist interpellati da Bloomberg, continuano a decollare tanto i conti aperti presso i broker online, quanto le scommesse poste in essere dagli operatori domestici sulle società aeree e crocieristiche, nonché su società in bancarotta come Hertz.

Tornando a Piazza Affari, l’accennato calo del mercato va nella direzione di un allineamento rispetto al percorso previsionale tracciato all’indomani del setup del 19-20 maggio. Quella rara ma potentissima configurazione ha contribuito in modo significativo se non determinante a modificare la nostra percezione del mercato azionario. Rispetto all’ambiziosa proiezione formulata, il FTSE MIB ha fatto persino meglio: nulla di scandaloso se la borsa italiana si dovesse concedere ancora qualche punto percentuale di calo, prima di allinearsi allo script e all’andamento atteso per le prossime settimane.