Fallito l'assalto all'ultima resistenza poco sopra i 23.000 punti, la borsa italiana fa i conti con due pesanti zavorre: un premio per il rischio (CDS) eccessivamente compresso; ed un'ampiezza di mercato tipica dei massimi che contano.

Continua il consolidamento dei listini europei, con lo Stoxx600 che ieri ha chiuso praticamente sugli stessi livelli di due settimane fa. DAX e MIB hanno fatto anche peggio, sebbene si parli di frazioni di punto percentuale. Rientra comunque nello schema previsionale che suggeriva una lateralità fino alla fine del mese corrente. La direzionalità rialzista tornerà a febbraio.

Ne approfittano gli indici americani, con S&P500 e Nasdaq che conseguono nuovi massimi storici, nel segno della continuità con il passato. Due correnti molto marcate si affrontano sugli indici di Oltreoceano: da un lato, una massiccia partecipazione popolare, a giudicare dal boom di scambi su azioni ed opzioni; dall’altro, però, un’ampiezza di mercato confortante, a fronte di una stagionalità rivelatasi finora esemplare nell’anticipare le tendenze. Nel mezzo, una stagione degli utili chiamata negli Stati Uniti a raccogliere dai multipli di mercato il testimone della crescita delle quotazioni azionarie: per usare la nomenclatura di Goldman Sachs, il passaggio dalla stagione “Hope” a quella “Growth”, va di pari passo con una contrazione del Price/Earnings, compensata dal decollo dei profitti.

Piazza Affari in questo contesto si propone in posizione più defilata. Mentre sugli indici europei, americani ed emergenti l’onere della prova spetta impietosamente ai ribassisti, chiamati a rendere conto dei drammatici errori di prospettiva di questi ultimi dieci anni; in Italia il traino di cui abbiamo sino ad ora beneficiato, fa i conti con il raggiungimento dei nodi da parte del pettine: a 100 punti base, il premio per il rischio rappresentato dai CDS a 5 anni appare eccessivamente compresso; mentre qui al contrario l’ampiezza di mercato da alcune settimane ha segnalato una condizione di disagio che in passato ha anticipato l’esaurimento dei rialzi plurimensili, quando non annuali.

L’indice FTSE MIB fino ad ora si è mosso in modo esemplare: a fine ottobre ha esaurito la discesa in concomitanza con una fascia di supporto nota da tempo; la conseguente ripartenza ha avuto presto ragione della trendline che congiungeva i massimi discendenti precedenti. Indi, a dicembre, ha trovato il sostegno delle medie mobili prima di ripartire alla volta di quella che consideriamo l’ultimo, fatale diaframma da superare, prima di toccare i massimi di un anno fa.

Ci si trova qui, con un mercato stretto fra l’incudine di questo argine, che converge sotto i 22 mila punti e che preserva i compratori; ed il martello di questa ultima resistenza a 23000 punti, oltre la quale le cautele potrebbero essere messe almeno temporaneamente da parte.