L’economia statunitense nel terzo trimestre dell’anno è cresciuta del 2,9% in termini annualizzati. Si tratta del valore più alto dal terzo trimestre del 2014. L’accelerazione rispetto al +1,4% del trimestre precedente è dipesa da una crescita marcata sia delle scorte che delle esportazioni. Qualche spiraglio positivo è arrivato dalla spesa governativa, il cui ritmo di discesa è rallentato. Hanno pesato negativamente, invece, un rallentamento della spesa per consumi e un’accelerazione dell’import.

Sebbene la crescita del Pil sia stata migliore delle attese, le singole voci creano qualche dubbio tra gli operatori, a cui non potrebbe piacere il forte contribuito positivo delle scorte (che potrebbe aprire a una debolezza futura) e il rallentamento dei consumi, la componente più importante dell’economia statunitense (circa il 70%). Qualche elemento più incoraggiante riguarda la bilancia commerciale, che ha visto un’accelerazione sia dell’export che dell’import, elemento questo di buon auspicio per la crescita globale. Anche qui, però, non mancano i dubbi, dato che il rafforzamento del biglietto verde di ottobre potrebbe vanificare il recupero della bilancia commerciale nell’ultimo trimestre dell’anno.

Nonostante tutto, queste figure contribuiscono a rafforzare l’idea di un rialzo dei tassi da parte della Fed, con la probabilità di un ritocco a dicembre ormai salita all’83% (secondo quanto riportato dai Fed Funds Futures). Sui mercati, gli operatori rimangono ancora un po’ perplessi. Probabilmente le trimestrali migliori delle attese delle scorse settimane avevano in qualche modo preparato il terreno a delle figure buone oggi. Nonostante ciò, ci aspettiamo che il sentiment rimanga positivo ancora per qualche seduta ancora prima del voto statunitense.