A conti fatti Pirelli dall'IPO di ottobre 2017 a 6.50€ si rivela un'investimento deludente in quanto se si eccettua le fase euforica vissuta fino a gennaio 2018, con i corsi al top di 7.97€, il titolo non ha fatto altro che scendere dimezzando quasi il proprio valore.

Alla base di tanta delusione vi è evidentemente l'andamento del business giudicato dagli analisti a dir poco deludente.

Infatti i ricavi nei primi sei mesi del 2019 sono pressoché invariati a 2.6 miliardi, mentre l'utile netto cresce in maniera sostanziosa grazie ai crediti d'imposta riconosciuti dal fisco brasiliano, passando da circa 173 milioni a quasi 300 milioni di euro.

Gli analisti di Kepler Cheuvreux e quelli di Mediobanca abbassano il target a 5.7€, ma il giudizio di Citigroup è molto severo con una raccomandazione di vendere il titolo ed un target a 4.66, in quanto i tassi di crescita dei ricavi per gli anni futuri sono giudicati molto insoddisfacenti.

In realtà a spaventare analisti ed investitori è la posizione finanziaria netta negativa per oltre 4 miliardi di euro, la cui gestione erode i margini per fare crescere utili ed investimenti o peggio per fronteggiare eventuali criticità nei vari mercati, come ad esempio sta avvenendo in Argentina alle prese con un'inflazione elevata.

Dal punto di vista dell'analisi grafica invece il rimbalzo effettuato a metà luglio a ridosso di 5.80 è servito agli istituzionali per scaricare ulteriori posizioni, come si evince dai volumi scambiati doppi rispetto alla media.