Non tutti gli investitori realizzano appieno gli effetti nefasti di una performance negativa nei mesi di gennaio e febbraio, da parte dell'indice S&P500; e della penetrazione del minimo di dicembre, da parte del Dow Jones.

Confermando le riserve formulate nel rapporto di ieri mattina, Wall Street dimostra la sua fragilità sbriciolandosi sotto i colpi di una offerta incontrastata: soltanto 21 società dello S&P500 hanno terminato la seduta in rialzo. Piazza Affari ritorna mestamente sui minimi, mentre lo Stoxx600 – avanguardia del bull market europeo fino ad ora – non fa molto per negare l’avvenuta violazione del long stop mensile, e la sgradevole sensazione di un doppio massimo realizzatosi negli ultimi cinque anni.

Non tutti gli investitori realizzano appieno gli effetti deleteri (meglio: nefasti) di una performance negativa nei mesi di gennaio e febbraio, da parte dell'indice S&P500; e della penetrazione del minimo di dicembre, da parte del Dow Jones. Le stesse considerazioni si possono muovere, in Italia, a proposito del mesto rientro all'interno del canale ultradecennale, da parte dell'indice All Share nella versione Total Return (che offre una prospettiva del tutto incomparabile rispetto a quella dei canonici indici "cash").

In ambo i casi le ripercussioni di questi eventi sono dirompenti, benché non sotto gli occhi di tutti. Sebbene, perlomeno a Wall Street, l'ipotesi del bear market resti minoritaria e indimostrata; essa non può essere più rigettata del tutto. Sotto questa prospettiva, due diremmo sono i presidi sanitari a tutela del bull market, che undici anni fa registrava la sua gloriosa nascita dopo aver raggiunto i 666 punti di S&P500: la preservazione del supporto mostrato nel Rapporto Giornaliero di oggi, dove passa la media mobile che ha contenuto le correzioni ed i conseguenti minimi di ottobre 2011, febbraio 2016 e dicembre 2018; il mantenimento dell'uptrend da parte della speciale Advance-Decline Line: ferma nel suo segnale bullish di lungo periodo scattato ad aprile 2009, e da allora mai (mai!) venuto meno.