Abbottonatissimi gli analisti, che per fine anno suggeriscono uno S&P500 a 3.000 punti: addirittura inferiore ai correnti livelli. L'incertezza viene meno però se si esamina il mercato azionario dalla prospettiva dell'indice più omnicomprensivo a disposizione.

Il mercato azionario alle volte sa essere guascone. Dopo una caduta del 20% nel primo quarto dell’anno, allo S&P500 era richiesta una chiusura ieri sera a 3101.5 punti, per formalizzare una performance esattamente speculare nel trimestre appena terminato. Una impresa eccezionale, senza precedenti e decisamente improbabile, tre mesi fa. Ma Wall Street quest’anno è in vena di meraviglie, ed è risalita... fino a chiudere quel tanto che bastava per precludere questa soddisfazione simbolica: -20.00% in un quarto, +19.95% il trimestre successivo.

Resta comunque un mercato estremamente volatile sebbene, a ben vedere, ancora incapace di discostarsi sensibilmente dai livelli di due anni e mezzo fa. Nella prima frazione del 2020 le sedute per lo S&P500 dal saldo in valore assoluto superiore al punto percentuale sono state ben 67: più di una ogni due, in altre parole. Eppure, nonostante questa vivacità, il bilancio si chiude con un segno negativo, seppure di misura.

Sufficiente però ad indispettire gli investitori, e a far cadere nel dubbio gli analisti. Il consenso raccolto da Bloomberg suggerisce da qui alla fine dell’anno un target per lo S&P500 a 3.000 punti: un centinaio in meno del livello ufficiale di chiusura del primo semestre. Già questo è un dato più unico che raro: una comunità di analisti abbastanza cauta da non proporre, per una volta, una proiezione superiore ai livelli correnti. I boss delle società sell side che propongono queste proiezioni non saranno contenti.

Ma questo è niente, perché la dispersione delle previsioni attorno alla media citata non poteva risultare superiore. La deviazione standard sfiora i 250 punti di indice: è il dato più consistente perlomeno dal 1999, quando questo tipo di rilevazioni viene effettuato su base continuativa. In parole povere, i 2/3 delle proiezioni offerte si collocano fra 2750 e 3250 punti; da qui la proiezione media che assume le sembianze del pollo di Trilussa.

Questa incertezza è il riflesso della erraticità delle quotazioni: una volatilità che fa da contraltare rispetto tanto alla marcata direzionalità degli ultimi tre mesi, quanto alla stasi evidenziata in prospettiva di medio periodo.

In simili circostanze, una soluzione sempre valida è quella di allargare la prospettiva, in modo da non perdere dettagli altrimenti decisivi per una piena comprensione del contesto. L'analisi del Wilshire 5000, proposta nel Rapporto Giornaliero di oggi, propone informazioni preziose per gli investitori in ottica di lunghissimo periodo.