Nell'ultimo anno, sullo S&P500 sedute da -0.5% sono state registrate appena 38 volte: due ogni 13 sedute, in media. In occasione del picco di inizio 2018, la frequenza nei dodici mesi precedenti fu tre volte più blanda: quello sì che era un eccesso rialzista.

Piazza Affari rafforza il sospetto che, nella ipotesi più benevola, si proceda verso un galleggiamento che ci manterrà impegnati fino alla seconda metà del mese entrante. In ogni caso, la massiccia barriera che si estende fin poco sopra i 24 mila punti, tiene.

E tiene anche lo S&P500 che, con tutta la buona volontà (e le residue cartucce da impiegare) dei ribassisti, non riesce a ripiegare malgrado tutte le possibili notizie provenienti dall’esterno. Una seduta da -2 percento, sogno degli Orsi di tutto il mondo, manca dallo scorso 23 agosto, e per inciso da lì si inaugurò un rialzo tuttora in corso. Allargando la visuale, negli ultimi dodici mesi sedute chiusesi in calo di almeno lo 0.5% sono state registrate in appena 38 occasioni: una ogni 6.6 sedute. Il picco di inizio 2018, culmine di un anno eccezionalmente benevolo per gli investitori, vide la siccità ribassista salire fino ad una seduta blandamente negativa, in media al mese (19.4 sedute, per l’esattezza). Questo giusto per collocare nel contesto la crescita degli ultimi cinque mesi.

L’Eurostoxx nel frattempo ripiega, tradito in un certo senso dal settore bancario, che prometteva fino a pochi giorni fa di guidare il mercato verso nuovi massimi. La delusione è duplice perché la forza relativa dei bancari dell’Eurozona, rispetto ai finanziari americani, è la colonna vertebrale di una sovraperformance dei listini continentali rispetto a Wall Street: che manca evidentemente da tempo, e che non accenna a riesumarsi, complice un dollaro che a sua volta non intende perdere significativamente terreno.