Oltre 17 trilioni di ricchezza generata globalmente dall’inizio dell’anno. Quasi impossibile immaginare una performance negativa da qui a due anni. Ma nelle prossime settimane una correzione diventa altamente probabile, stando ai tre fattori discussi oggi.

Ci congediamo dunque ufficialmente oggi da questo spettacolare, ricco – oltre 17 trilioni di ricchezza generata dall’inizio dell’anno – e appagante 2019. La somiglianza dello S&P500 con il 2013 è proseguita fino all’ultimo istante: non solo per “morfologia”, ma anche per risultato finale: +29.6% il consuntivo di sei anni fa, +29.3% il risultato degli ultimi dodici mesi.

Senza dubbio quest’anno l’esame della correlazione si è rivelato un alleato impareggiabile nella definizione delle strategie di portafoglio (al pari della analisi dell’ampiezza di mercato, che ha consentito di scorgere ben quattro ADT11 qualificati nella prima parte dell’anno). Confidiamo di fare ricorso a questa tecnica nella definizione delle previsioni per l’imminente 2020.

Nel quarto trimestre lo S&P500 chiude con un saldo superiore al 7.5%. Una impresa non del tutto eccezionale: dal 1970 si registrano 45 precedenti simili, senza soffermarsi sul quarto dell'anno in cui nello specifico un simile saldo è stato conseguito. Ci interessa qui rilevare non tanto gli effetti prospettici; quanto il fatto che a due anni di distanza le performance negative siano risultate appena 4; di cui soltanto una di entità superiore al -4%. In altre parole, sussiste soltanto una probabilità su 45 (poco più del 2%) di andare incontro da qui a due anni a qualcosa di veramente spiacevole e profondo e duraturo.