La straordinaria galoppata dei mercati azionari mondiali prosegue. La settimana passata la capitalizzazione globale delle borse ha sfiorato i 73 trilioni di dollari: una somma di denaro pari a quattro volte il PIL annuale degli Stati Uniti. Merito in parte del "muro di paura" che pazientemente i Tori hanno tirato su negli ultimi otto anni, inducendo un sano livello di scetticismo che ha favorito una crescita lenta, ma costante delle quotazioni azionarie: la volatilità delle 23 borse più sviluppate al mondo, incluse nel MSCI World, è scesa ai livelli più bassi perlomeno degli ultimi vent'anni, favorendo un tranquillo sfondamento dei massimi del 2007 e del 2015. E i trader, si sa, adorano comprare le rotture rialziste.

Si dirà: ma il merito è anche dell'andamento confortante del ciclo economico, con i PMI manifatturieri situati oltre l'asticella dei 50 punti nel 90% delle economie mondiali. Vero, ma le borse sono meccanismi anticipatori, e scrutano l'orizzonte, non lo specchietto retrovisore. In effetti un elemento che sta suscitando dibattito, fra gli investitori, è costituito dal pesante ripiegamento del CESI negli Stati Uniti: le sorprese economiche sono state perlopiù negative, nelle ultime settimane, e ciò ha costretto l'indice calcolato da Citi ad un ripiegamento di oltre 70 punti in sei settimane, a fronte di una performance a tre mesi dello S&P500, tuttora positiva. Si evidenzia una stridente divergenza, che fa temere un drammatico riallineamento, nelle settimane a venire: è fondato questo timore? ne parliamo con la consueta profondità nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Wall Street per il momento fa notizia per il miglioramento marginale del massimo storico realizzato il 1° marzo, sebbene in sede di chiusura. In nove settimane però il progresso è stato irrisorio (+0.7%); nel G25 le prime quattro posizioni di testa essendo occupate dalle piazze europee: con Madrid (+13.6%), Milano (+9.2%) e Parigi (+8.8%) che tirano la volata. Segnalata a suo tempo la prima per la notevole forza relativa che stava sprigionando, nei prossimi giorni ritorneremo sul listino transalpino: prossimo ad una rottura storica, in termini relativi.