Mai, negli ultimi dieci anni, lo S&P500 è salito nella settimana corrente. La stagionalità gioca a sfavore, e concorda con le prescrizioni delle mappe previsionali: che rivelano estensione e durata della corrente correzione, e del rialzo che seguirà.

I noti influssi stagionali sfavorevoli e gli eccessi maturati nelle settimane precedenti, hanno imposto ai mercati azionari un doveroso processo di riallineamento. Le  borse mondiali vedono ridursi la loro capitalizzazione di oltre due trilioni di dollari: una somma di denaro pari all’intero prodotto interno lordo annuale del Brasile.

Curioso il comportamento di Wall Street: che come tutte le altre borse mondiali chiude l’ottava in perdita, salvo riuscire a conseguire un saldo positivo nelle sedute di giovedì e venerdì; oltretutto dopo aver recuperato in ambo le occasioni una perdita intraday superiore al punto percentuale. Tale comportamento si è manifestato altre quattro volte in questo bull market ormai ultradecennale, e in tutti i casi il listino americano si è migliorato, sensibilmente, a distanza di un mese.

Ma ora entriamo in quella che negli ultimi dieci anni risulta la settimana a più elevata probabilità di insuccesso: mai salito, lo S&P500, nella corrente ottava, dal 2009 al 2018. Ciò suggerisce la concreta possibilità che lo S&P ceda terreno per buona parte della settimana.

I modelli previsionali concordano con questa visione. La mappa raffigurata nel Rapporto Giornaliero di oggi si sofferma su quanto occorso sul finire di febbraio: quando più del 90% delle società facenti parte dell’indice S&P500, si collocò ad un certo punto sopra la propria media mobile a 50 giorni. Una dimostrazione plebiscitaria di concordanza rispetto al messaggio prodotto dall’indice, che apparentemente condurrebbe a “saturazione” delle prospettive di crescita.