Il put/call ratio ai minimi termini ed una certa rimozione di liquidità da parte della Federal Reserve di New York; timori di una seconda ondata di contagi da CoViD19 e le chances di affermazione di Biden, spiegano il selloff di ieri sera a Wall Street.

Le avvisaglie della vigilia non sono state disattese: una combinazione di ampiezza plebiscitaria in termini di partecipazione al rialzo, sentiment tutto sbilanciato da un lato (Panic Index a singola cifra, Greed Index a tripla cifra), setup di esaurimento del rialzo come quello basato sull’analisi della regressione lineare; ed infine uno scostamento eccessivo dal percorso previsionale proiettato, hanno congiurato a favore di un drastico ridimensionamento di mercato nelle ultime quarantott’ore.

Negli Stati Uniti soltanto un’azione dei panieri di Nasdaq100 e S&P500 – rispettivamente la app Zoom e il retailer Kroger – si sono sottratti ad una chiusura negativa. Diverse le cause scatenanti della liquidazione di ieri: anche qui un sentiment estremo, con il put/call ratio ai minimi termini ed un VIX piuttosto compiacente. Inoltre, si segnala una certa rimozione di liquidità da parte della Federal Reserve di New York. A parte i ventilati timori di una imminente seconda ondata di contagi da CoViD19, gli investitori iniziano a tenere i contraccolpi di un pieno avvicendamento ai vertici politici della nazione: con le chances di affermazione di Biden a novembre, sempre più ampie.

Ma sono perlopiù pretesti, giustificazioni ex post buone perlopiù per riempire le prime pagine dei giornali. La spiegazione più plausibile poggia su un eccessivo scostamento dalle mappature, che hanno agevolato le prese di beneficio da parte di chi ha letteralmente fatto il mercato in questi ultimi tre mesi: non a caso, scomponendo le 500 società dello S&P in decili di performance dal minimo del 13 maggio, quelle più sacrificate sono tutte incluse nel plotone che più si era apprezzato nelle settimane precedenti. Al contrario le società meno performanti dal citato minimo ad altro ieri, sono quelle che più hanno retto il colpo della lettera.

Parlando di disallineamento, non possiamo fare a meno di notare come la flessione di ieri a Piazza Affari, abbia riavvicinato il mercato al percorso delineato dopo lo spettacolare setup del 19-20 maggio, che ha indotto l'upgrade della borsa italiana. Da questo punto di vista, idealmente resterebbe un 2-3% di ulteriore sacrificio dei corsi, prima di conseguire un riallineamento che consentirebbe al mercato italiano di conseguire più agevolmente gli obiettivi prefissati. Che questa limatura possa avvenire nell’immediato, resta da vedersi. Dal 1950 si contano in tutto 28 casi di perdita superiore al 5% a Wall Street, di cui ben 5 soltanto negli ultimi tre mesi. Il giorno successivo lo S&P500 ha guadagnato terreno nell’81.5% dei casi, conseguendo una performance media del +2.1%. Nel Rapporto Giornaliero di oggi ci soffermiamo sui ritorni tipicamente conseguiti dallo S&P da una settimana a dodici mesi dopo.