Malgrado il conseguimento di un nuovo massimo assoluto, gli investitori fanno fatica a spogliarsi della diffidenza, e ancora questa settimana gli Orsi prevalgono sui Tori, stando al sondaggio condotto da AAII.

L’entusiasmo iniziale lascia presto spazio ad una profonda delusione. La conferenza stampa del governatore Draghi scatena a Piazza Affari le vendite da prese di beneficio, con l’indice FTSE-MIB che formalizza una configurazione di inversione (SMTP) che non lascia presagire granché di benigno per le prossime sedute. La speranza degli investitori è riposta a questo punto nella tenuta del long stop giornaliero.

Anche a Wall Street si registra un apparente setup di esaurimento del rialzo: un inside day, seguìto immediatamente al raggiungimento di un nuovo massimo storico. C’è da dire che storicamente il pattern in questione manifesta i suoi effetti negativi soltanto nel breve periodo: una-due settimane. Tre mesi dopo lo SPY, il popolare ETF sullo S&P500, ha fatto registrare una extraperformance del +0.85% rispetto al rendimento medio storico.

Previene ulteriori declini di mercato il persistente scetticismo che circonda la borsa americana. Malgrado come si rilevava il conseguimento di un nuovo massimo assoluto, con quota 3.000 di S&P ormai diventata uno standard metabolizzato; gli investitori fanno fatica a spogliarsi della diffidenza, e ancora questa settimana gli Orsi prevalgono sui Tori, stando al sondaggio condotto da AAII. Nulla che sorprenda: come rilevato ieri, i deflussi dai fondi comuni azionari risultano ancora persistenti e massicci. Un contesto più da minimo di mercato che non il suo opposto.