Tra le tante sciocchezze di cui ogni giorno siamo inondati dai media, e che hanno lo scopo di mantenerci in una condizione di ignoranza lobotomizzata, e dunque comparse senza ruolo nel grande gioco della "corsa del topo", o criceti che pedalano nella ruota, quella sullo shutdown è una perla che rende la politica USA, per una volta ogni quattro anni, quasi più ridicola di quella italiana, detentrice incontrastata nel mondo dei picchi più elevati di comicità involontaria. 

Tecnicamente lo shutdown è il blocco dei servizi non essenziali per mancanza di fondi, a seguito del mancato accordo sulla legge di bilancio.

Questo siparietto di conflitti e reciproche accuse di irresponsabilità è la regola di ingaggio estremo della politica USA, e divampa spesso all'inizio della campagna elettorale per le elezioni di medium term, quando si rinnova il Parlamento. Succederà in novembre 2018.

È innegabile che i problemi sono reali, e l'impegno del pittoresco e poliedrico Trump contro l'immigrazione clandestina è encomiabile: magari qualche milione di elettori italiani iniziasse a svegliarsi prima del 4 marzo, e capisse la gravità drammatica e forse irrecuperabile della situazione italiana, identificandone i responsabili politici! Non è tanto difficile, di più non posso dire.

Ma il motivo per cui lo shutdown è ridicolo parte dalla considerazione che negli USA la Federal Reserve è un organismo federale e ha potere illimitato di emettere moneta. Per cui il siparietto che vediamo e che vedremo assume il valore di bimbi che giocano alla guerra nel giardino di casa. L'esaurimento dei fondi è una barzelletta.