I ribassisti fanno rilevare come, prima della seduta di ieri, l’indice “tecnologico” fosse salito di quasi il 30% oltre la propria conservativa media mobile a 200 giorni: una manifestazione di eccesso rialzista insostenibile, secondo la denuncia.

A fronte di una sostanziale assenza di notizie oggettivamente di rilievo – se si esclude il vociferato recupero di Biden nei sondaggi (bizzarro che Trump, raffigurato come belzebù per i mercati quattro anni fa, adesso assurga al ruolo di salvatore della patria) – i listini azionari sono raggiunti da vistose prese di beneficio: il Dow Jones cede oltre 800 punti, perdendo alla fine il 2.8%, per la peggior perdita da giugno. Il Nasdaq cede il 5%, il FANG in media il 6%. Nel complesso la capitalizzazione ripiega di 1.5 trilioni di dollari, mentre le borse annullano i progressi dell’ultima settimana.

Lo Stoxx600 ancora una volta non riesce ad avere ragione di questa barriera fra 371 e 375 punti, mentre a Piazza Affari gli indici fanno mestamente marcia indietro appena dopo aver fornito l’impressione di voler ripartire dopo una prolungata fase laterale: il FTSE MIB cerca ed ancora una volta provvidenzialmente trova il sostegno della media mobile a 50 giorni. Sotto questa prospettiva si potrebbe tollerare oggi un’escursione avversa fino a 19300 punti; non di più, pena la neutralizzazione delle potenzialità bullish della congestione degli ultimi tre mesi.

Torniamo negli Stati Uniti. L’epicentro del sell-off è ben chiaro a tutti. Dopo essersi arrampicato, la sindrome di Icaro induce un brusco ripiegamento nelle quotazioni del Nasdaq. I ribassisti fanno rilevare come, prima della seduta di ieri, l’indice “tecnologico” fosse salito di quasi il 30% oltre la propria conservativa media mobile a 200 giorni: una manifestazione di eccesso rialzista insostenibile, secondo la denuncia. Oggettivamente a ieri sera la distanza rispetto al benchmark è ancora considerevole, per cui ci si chiede se la liquidazione sia destinata a durare nei prossimi giorni. Un esame storico fornisce qualche indizio.

Ricercare i precedenti episodi di crollo non inferiore al 5% fornirebbe solo un paio di rilevazioni, per cui data l’irrilevanza del campione così rilevato ci sembra abbassare l’asticella, ricercando tutti i casi di ribasso di almeno il 4%, preceduti da uno scostamento superiore al 25% rispetto alla media mobile a 200 giorni. In tutta la storia dell’NDX, si scorgono in tutto ben 14 precedenti: abbastanza per pervenire ad interessanti considerazioni circa le prospettive di Times Square.