Le opzioni call sono popolari anche in Italia. E consentono di delineare la tendenza più probabile da qui alle elezioni presidenziali USA. Nel frattempo, oltre 220 miliardi di dollari escono dal mercato azionario. Liquidità ora potenzialmente investibile.

Piazza Affari continua la sua politica dei piccoli passi che tanto piace. Dopo la seduta drammatica dell’8 settembre (-1.8%), sembrava a molti che una nuova stagione di ribassi fosse imminente. Ma non si facevano i conti con la tenuta dei supporti, e con le prescrizioni dei modelli previsionali: quello, ormai celebre, stilato il lontano 20 maggio, e che da mesi suggerisce correttamente l'evoluzione di mercato; quello di cui ci ri-occupiamo nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Anche lo Stoxx600 recupera quasi timidamente posizioni, riportandosi a ridosso dell’arcinota resistenza fra 371 e 375 punti. Come è evidente a tutti, un argine pur roccioso come quello di cui ci occupiamo qui da mesi, alla lunga finisce per perdere capacità contenitiva qualora ripetutamente sollecitato: perché i venditori intervengono a più riprese, liquidando le azioni in portafoglio. Se e quando il breakout si concretizzerà, ci sarà solo liquidità da impiegare, e non azioni da scaricare. Eventualmente, come già rilevato, l’approdo successivo sarebbe situato a 400 punti. Niente male.

Ieri nelle sale operative si discuteva di un approfondito sondaggio condotto da Gallup fra gli investitori. Ne parla l’ultima edizione del Wall Street Journal. Ad aprile, soltanto il 55% degli investitori deteneva azioni, direttamente o meno. Fra il 2009 e il 2017, l’89% dei residenti benestanti (reddito superiore a 100.000 dollari) era investito in borsa; fra il 2018 e il 2020, la quota è scesa di cinque punti.

E si ritiene che l’esodo sia proseguito quest’anno, a giudicare dal massiccio deflusso fatto registrare nei primi otto mesi dell’anno da fondi comuni ed ETF azionari: -226 miliardi di dollari, di cui ben 62 soltanto nel mese di luglio. Chi è rimasto a guardare, si consoli osservando la grama performance messa a segno quest’anno da una conclamata divinità dei mercati come Ray Dalio: in seria crisi di risultati (dal 2012, per la verità, come già denunciato).

Negli Stati Uniti grandi e finora felici protagonisti del mercato sono risultati gli investitori che fanno ricorso al mercato delle opzioni. Denigrati, eppur attentamente monitorati sulle chat su Reddit, in questi sei mesi hanno nettamente preferito il lato lungo (call) del mercato. E in Italia.

Anche da noi negli ultimi mesi le opzioni call sono risultate di gran lunga più acquistate delle put, come suggerisce il put/call ratio che collezioniamo. Solo che le risultanze sono opposte a quelle suggerita dall’approccio c.d. “contrarian”; senza considerare che, una settimana fa, con eccezionale tempismo, il nostro modello previsionale basato sul mercato delle opzioni, suggeriva una ripartenza puntualmente concretizzatasi.

L’aggiornamento proposto nel rapporto di oggi, delinea la direzione più probabile fino al giorno delle elezioni americane.