È inutile negarlo. Siamo in un tempo di stagnazione secolare. Magari ancora sotterranea, ancora camuffata: si può vederla solo analizzando in profondità e con una forte apertura mentale. Essa sarebbe già evidente in Europa e forse anche negli USA senza le azioni di Fed e BCE, intervenute per bloccare gli effetti della crisi con una politica monetaria ultra-espansiva mai vista in precedenza. Hanno iniziato 10 anni fa, dopo il secondo segnale storico evidente della crisi, e cioè dopo la crisi dei mutui sub-prime che nel 2008-2009 aveva messo a nudo le fragilità del sistema. In precedenza il primo input era stato il crollo della bolla Tech nel 2000. E se non fosse stato quello sarebbe stato un altro input a scatenare il panico sui mercati. Il sistema ormai è un organismo con le difese immunitarie più basse. Basta poco a creare deflagrazioni anomale, anche grazie a meccanismi di speculazione mai visti nella storia. Il rischio rimane tuttora. Le misure delle Banche Centrali dovevano essere azioni straordinarie per una fase di emergenza, ma stanno diventando la normalità: questo significa che oggi l'emergenza è la normalità.

Qual è la vera causa del problema? Ci sono molti fattori. Cito solo i più importanti dal punto di vista economico.

  1. Il calo demografico, storico e prospettico, con il suo impatto immediato sulla domanda aggregata e dunque sulla quantità dei consumi e sul PIL; inoltre l'invecchiamento della popolazione, con il suo impatto sulla qualità dei consumi e dunque sulla marginalità. Da qui la soluzione (bizzarra ma imposta dall'alto) dei migranti.
  2. L'impoverimento della classe media e dei ceti più bassi, con il suo impatto evidente e diretto sui consumi.