In questo momento è prezzata una probabilità del 94% di riduzione del Fed Funds rate entro settembre. Un'invasione di campo da parte degli operatori? no: di solito la banca centrale americana interviene sempre in ritardo nell'inaugurare i cicli distensivi.

Prosegue il recupero dei mercati azionari. Non solo negli Stati Uniti, dove lo S&P500 ha gentilmente concesso ai ritardatari un agevole ingresso a 2750 punti – dove ad aprile avevamo ipotizzato il punto di arrivo del peggior drawdown possibile dopo l’andamento dei mesi invernali – ma anche sui listini europei: reduci, lunedì scorso, da configurazioni di esaurimento del ribasso. Eurostoxx50, Stoxx600 e DAX30, fra gli altri, infatti lunedì sera chiudevano la seduta formalizzando un Buy Sequential setup, come riportato tempestivamente dal nostro Laboratorio.

Esemplare la posizione dell’indice delle 50 società più capitalizzate dell’area Euro: siamo passati dallo sfioramento dell’ultimo argine, a 3540 punti, prima di nuovi massimi pluriennali; all’interessamento della media mobile a 200 settimane. Un argine già sollecitato in occasione della correzione di inizio dello scorso anno, e che non di rado agisce da efficace spartiacque tecnico di lungo periodo. Si è così delineato un formale trading range, il cui superamento – in un senso o nell’altro – detterà la tendenza delle prossime settimane, se non mesi.

Wall Street nel frattempo recupera vistosamente posizioni, incoraggiata dalla prospettiva di una riduzione del costo ufficiale del denaro. In questo momento il mercato prezza una probabilità consistente (68.9%) di taglio del Fed Funds rate alla fine del mese entrante; con la prospettiva virtualmente certa (94.2%) di una limatura dei tassi ufficiali a settembre, se Powell non dovesse corrispondere immediatamente alle aspettative degli investitori.