Negli ultimi trent'anni l'uno percento più ricco della popolazione americana ha comprato 1.2 trilioni di dollari di azioni. Da chi? proprio dal restante 99%: felice di liberarsi del biglietto vincente della lotteria di Wall Street.

Una notizia... che non fa più notizia: i mercati azionari mondiali salgono a nuovi massimi; assoluti, quando non pluriennali. È il caso ad esempio dell’Eurostoxx50, ieri sera ad un soffio dal picco del 2015, e a breve distanza dal primo target del 2020; nonché dell’Italia, con l’All Share Index che risale a livelli registrati prima d’ora soltanto 11 anni e 5 mesi fa.

E questo, senza considerare i dividendi nel frattempo intascati; non poco determinanti: in termini total return, la borsa italiana ha corrisposto agli investitori a ieri un ritorno medio composto annuo del 5.7% negli ultimi dieci anni. Mica male, considerato le alternative di investimento. Ci occuperemo nel Rapporto Giornaliero di domani della condizione tecnica e soprattutto delle prospettive dell’All Share Italia Total Return Index.

Evidentemente le minacce paventate dalla stampa non sortiscono gli effetti sperati da chi è rimasto a guardare per buona parte di questi quasi undici anni di bull market; se persino Ray Dalio, leggendario gestore di hedge fund, da alcuni anni appannato, e disastroso nel 2019 (appena +0.5% per il Bridgewater Pure Alpha II Fund a fronte del +30% dello S&P...) si è sentito in obbligo di rimarcare come la minaccia apportata dal coronavirus sia stata «grandemente esagerata». Evidentemente i ribassisti cercano disperatamente una exit strategy per non perdere la faccia davanti agli strapaganti investitori; che passa, fatalmente per l’evento catartico più doloroso possibile: comprare azioni alla prima opportunità.