Ancora tempi duri per il settore bancario italiano e più in generale per quello Europeo caratterizzato da una marginalità nei settori tipici ancora in calo e dalle difficoltà politiche per le fusioni tra realtà primarie nei maggiori paesi membri.

Questa incertezza se da un lato evita problematici accorpamenti di imprese bancarie diverse, tiene comunque alla larga dal settore gli investitori, sfiduciati da rendimenti poco interessanti rispetto al variegato mondo dell'industria.

Più in particolare il caos dei regolamenti transnazionali e le tensioni politiche tra Italia e Francia, hanno spinto Unicredit ad accantonare la fusione con Societé Generale, così come problemi simili allontanano per il momento anche l'ipotesi di Commerzbank.

Tale situazione si riflette evidentemente anche sui corsi già depressi dall'inaspettato volta faccia di Trump che fa saltare il tavolo delle trattative con la Cina, alimentando un crescente pessimismo sui listini internazionali, con il Ftse Mib più esposto a questo tipo di turbolenze.

Dall'analisi grafica emerge il netto canale discendente che prolunga oggi il suo tratto dirompente, avvicinandosi alla soglia critica dei 10 euro, senza che al momento emergano elementi in grado di ostacolare tale prospettiva.

La leggera divergenza rialzista segnalata da cci conferma solo un certo rallentamento della pressione al ribasso, senza fornire prove solide di un'imminente reazione rialzista dei prezzi.