Su oltre 700 società che fino ad ora hanno riportato, il 79% ha comunicato per il secondo trimestre EPS superiore alle aspettative. Il confronto con il Q1 ovviamente resta pesantemente negativo; ma il beat rate risulta il più consistente degli ultimi 21 anni.

Si conclude un mese dai due volti, con le piazze emergenti che primeggiano per performance – prime sei posizioni nel G25, con saldi compresi fra il 7 e l’11 percento – mentre le borse del Vecchio Continente chiudono in coda, deludendo le aspettative della vigilia.

Piazza Affari passa da un saldo abbondantemente positivo ad una chiusura mestamente sui minimi. Si potrebbe dibattere se quella manifestatasi a luglio sia una shooting star, come la definirebbero i seguaci del candlestick; certo è che la borsa italiana ha perso una opportunità mica da niente: sollecitando invano lo short stop mensile. E dire che l’indice CESI delle sorprese macro su nuovi massimi storici avrebbe legittimato attese di performance ben più rosee del -1.5% contabilizzato dal FTSE MIB per luglio.

In posizione decisamente più brillante lo S&P500 che, pur continuando ad oscillare attorno ai massimi di inizio giugno – e questo è certamente un elemento positivo, contribuendo ad alleggerire il mercato dalle mani deboli che ora passano alla cassa – mette a segno un rialzo che fa di luglio il quarto mese positivo di fila. Una sequenza di gran valore in chiave strategica, come esaminiamo nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Evidentemente il mercato ha apprezzato non poco i dati di bilancio via via resi noti nelle ultime settimane: su oltre 700 società che fino ad ora hanno riportato, il 79% ha comunicato per il secondo trimestre EPS superiore alle aspettative. Il confronto con il Q1 ovviamente resta pesantemente negativo – di questo nessuno dubitava – ma il beat rate risulta il più consistente degli ultimi 21 anni.

Non tutti i tasselli però si trovano al loro posto. Non è un caso che il nostro modello di asset allocation resti abbastanza cauto, pur avendo aumentato l’esposizione azionaria. Se lo S&P e in generale gli Stati Uniti distano pochi punti dai massimi storici, altri indici (Russell 2000), settori e borse cicliche (Nikkei, ad esempio) appaiono attardati rispetto ai massimi di due mesi fa. Lo stesso confronto fra Equity e titoli di Stato esprime un conflitto difficilmente ricomponibile.