Con il passare dei giorni si intensifica il segno negativo che dovrebbe contraddistinguere la crescita dei profitti nel primo trimestre; ma ora anche il Q2 si porta sotto il tasso di inflazione corrente: una earnings recession sul piano formale.

Le piazze azionarie europee abbozzano un recupero, dopo la debolezza manifestata nella parte finale della scorsa ottava. Una reazione che mantiene ancora viva la possibilità di sollecitare l'"orbita" della decisiva media mobile a 200 giorni, fino ad ora soltanto sfiorata.

Il punto è stabilire se questa tendenza sia compatibile con i fondamentali macroeconomici. Questo vale in modo particolare per Piazza Affari, che pur vanta un saldo positivo (+2.65%) negli ultimi quattro mesi. Il dato in questione è posto a confronto con l'indice delle sorprese economiche, a cui è solitamente ben correlato: si nota immediatamente una certa discordanza maturata di recente, con la vivacità del listino azionario che non trova riscontro in questa puntuale misura dell'attività economica. Un riallineamento si tradurrebbe in una fase non certo brillante per Piazza Affari.

A Wall Street nel frattempo permane lo stallo. Gli investitori sono confortati dal passo indietro compiuto dalla Fed, ma intimoriti dalla dinamica dei profitti aziendali. Il mercato non sconta più da tempo alcun intervento sui tassi da qui alla fine del 2019; casomai si rileva una non trascurabile (19%) probabilità di un clamoroso taglio dei tassi nei prossimi dieci mesi. Restano da appianare delle distanze fra gli operatori, secondo i quali un ridimensionamento del bilancio Fed sarebbe l'equivalente di due-tre aumenti del Fed Funds rate, e Powell, che minimizza alquanto.