Come era prevedibile, la poderosa ripresa economica statunitense inizia a perdere colpi, mantenendo però ritmi invidiabilmente elevati. Gli EPS nel frattempo sono attesi ad una espansione nel 2021 del 30%. Difficile in simili circostanze andare oltre il consolidamento.

La settimana passata consegna negli Stati Uniti una batteria di dati macro sorprendentemente inferiore alle aspettative: dalle buste paga al CPI, dal PPI alla produzione industriale, dalle vendite al dettaglio al sondaggio degli umori delle famiglie condotto dalla UoM. Non sorprende che il CESI, il quale misura appunto lo scostamento fra dati economici ed aspettative che ne hanno preceduto la divulgazione; converga mestamente verso lo zero, trascinando con sé la capacità di Wall Street di generare performance.

Questo però non vuol dire che l’economia stia scivolando su un pericoloso crinale. Il PIL è atteso in crescita dell’8.1% annualizzato nel secondo quarto, stando a Bloomberg (il GDP Now della Fed di Atlanta si spinge fino all’11%). Soprattutto rimane invariata la dinamica generosa dei profitti: quando la stagione volge al termine, il sorprendente boom delle società quotate a Wall Street, legittima la previsione di un monte utili superiori ai 200 dollari per quest’anno. Applicando un multiplo di 23 volte si ottiene una proiezione teorica dalla quale sarà difficile discostarsi significativamente.

Il mercato ha conosciuto in passato correzioni significative, anche bear market, a fronte di EPS in crescita nell’anno solare (si pensi al 2002); ma mai, con un volume di utili in crescita di oltre il 25%, come si prevede nel 2021. Sicché la prospettiva di una formale correzione è sensata e ragionevole per le pieghe del mercato che hanno conosciuto maggior speculazione – le IPO in generale e le SPAC in particolare, le Innovation stock, le rinnovabili e le criptovalute hanno già sperimentato declini dai massimi compresi fra il 15 ed il 25%... – ma questo non dovrebbe disturbare oltremodo il resto del mercato.

L’idea in prospettiva è quella del consolidamento: che consenta di colmare il divario accumulato rispetto ad un percorso di crescita interpretato da Wall Street e dintorni in termini eccessivamente generosi.

L’andamento della passata ottava è paradigmatico: un saldo formalmente poco più che invariato per lo S&P, a fronte di considerevoli escursioni intraday, con due sedute marcatamente negative – martedì e mercoledì – in termini di ampiezza di mercato, seguite da due sedute specularmente positive. Lo stesso fenomeno è andato in scena sul DAX, capace di alternare in poche ore rialzi nell’ordine dei 500 punti, intervallati da ribassi di analoga entità. Sembra uno script per le prossime settimane: contenuta direzionalità a fronte di elevata volatilità intraday. Il paradiso per i trader.

Una prospettiva rafforzata proprio dalla dinamica di questo primo scorcio dell’anno. Il Dow Jones ha migliorato i massimi storici ben 24 volte nel 2021: è la sesta annata migliore dal 1896. Gli investitori sentitamente ringraziano. Ma cosa riserva questa insolita performance per i mesi successivi? ne riparleremo nel rapporto di domani.