Il Nasdaq ha raggiunto una concentrazione massiccia di proiezioni e ritracciamenti, che ben spiega la vivace reazione messa a segno. Al di là di qualche possibile ulteriore assestamento nel breve periodo, il settore Growth però non gode più dei favori del pubblico.

Due sono stati i market driver di venerdì scorso. Anzitutto, una consistente sorpresa nel numero di nuove buste paga generate nel mese di febbraio: soltanto 3 economisti su 76 interpellati da Bloomberg erano risultati ancor più ottimisti alla vigilia. E c’è chi ora profetizza un milione di nuovi posti di lavoro nel mese di marzo.

Sarà. Restano comunque da riassorbire quasi dieci milioni di disoccupati, ci ricorda in qualche modo il buon Powell. Nel frattempo l’OPEC sorprende i più, con un atteggiamento sul lato dell’offerta che sospinge ulteriormente verso l’alto i prezzi del petrolio. JP Morgan ha rivisto verso l’alto a 74 dollari la stima per il Brent entro fine anno: tale prospettiva promette di incidere sulle aspettative inflazionistiche, ben ancorate alle quotazioni delle fonti di energia; e dunque sulla scelta fra settori ciclici e settori difensivi della borsa.

Già, la borsa. Fondamentalmente la settimana passata sarebbe stata negativa, non fosse stato per la prima e l’ultima seduta: entrambe da +2% per Wall Street. Un pattern settimanale, sperimentato soltanto un’altra volta negli ultimi cento anni: a fine 1974, in tempi di crisi petrolifera. Curioso.

Alla fine passeremo dai timori quotidiani per la pandemia, ai timori per i prezzi al consumo e conseguentemente per i tassi di interesse. Sempre di muro di paura si tratta. Infatti il mercato a termine sconta ora addirittura 4 aumenti dei tassi Fed, discordando con le previsioni del FOMC. Paura? da agosto il mercato azionario e gli spread creditizi hanno conseguito una performance annualizzata duplice, rispetto a quella messa a segno in passato in coincidenza con i precedenti ribassi del mercato obbligazionario. In linea di principio un maggiore costo del denaro è vista come una buona notizia, anche se le sfumature sono ben marcate ed i distinguo non mancano.

Ad avere la peggio infatti sono quei mercati e settori dalla duration più elevata: settori Growth e difensivi, in particolare. Il Nasdaq venerdì ha evitato la formalizzazione di una correzione, grazie allo spettacolare rally messo a segno dopo il minimo.

In effetti l’NDX ha raggiunto, fra 12200 e 12300 punti, una concentrazione massiccia di proiezioni e ritracciamenti, che ben spiega la vivace reazione messa a segno. Che si tratti di una ripartenza definitiva, resta da vedersi, fino a quando non sarà eventualmente superata la resistenza giornaliera visibile qui in alto. Al di là di qualche possibile ulteriore assestamento nel breve periodo, il settore Growth non gode più dei favori del pubblico.