Spettacolare la correlazione fra il breakeven rate e lo Stock/Bond ratio: l'aumento dei prezzi al consumo penalizza gli investitori in titoli di Stato, premiando chi punta sul mercato azionario. Una dinamica peraltro anticipata in tutti questi mesi dai nostri modelli previsionali.

E così lo S&P500 raggiunge un nuovo massimo storico: è il 56esimo, in questo straordinario e gratificante anno per gli investitori. E lo fa con una successione di chiusure dal saldo positivo: la settima, ieri sera. Non accadeva dagli inizi di luglio. Dal 2006, giusto per includere gli ultimi due bear market, una simile sequenza è stata registrata in tutto dieci volte; e mai la circostanza è coincisa con i massimi di mercato: Wall Street in altre parole ha tratto giovamento da questa dimostrazione di forza, salendo ulteriormente nelle settimane successive.

Al di là di quanto indicato dai nostri modelli previsionali, ai quale il mercato in tutti questi mesi si è docilmente allineato; due sono i fattori che ex post spiegano la notevole performance del mercato azionario. Il primo è l’ottimo accoglimento degli utili aziendali conseguiti nel terzo trimestre negli Stati Uniti: su un centinaio di società che finora hanno riportato, l’87.4% ha battuto le stime di EPS degli analisti. L’asticella alla vigilia era stata significativamente innalzata, ma le imprese hanno fatto addirittura meglio. Puntuale il riallineamento delle quotazioni su livelli più congrui.

Il secondo dato, trascurato dai più, poggia proprio sull’argomento del momento: l’inflazione. Se da un lato la crescita dei prezzi al consumo penalizza i percettori di reddito fisso, sia in termini salariali, sia in termini finanziari (l’Aggregate Bond Index avendo perso -1.0% negli ultimi dodici mesi, pur al loro delle cedole incassate); dall’altro favorisce vistosamente il capitale di rischio. Il mercato azionario insomma si conferma il migliore hedge contro l’inflazione: si apprezzi la notevole correlazione vigente fra le aspettative inflazionistiche a 5 anni, negli Stati Uniti, ed il rapporto fra Wall Street e Treasury Bond. Due linee perfettamente sovrapponibili. Questo spiega perché da tempo la nostra allocazione è sovraesposta verso il mercato azionario.

Sotto questa prospettiva le dichiarazioni del governatore della Fed Randal Quarles, raccolte l’altro ieri dal Wall Street Journal, finiscono per galvanizzare il rapporto in questione: perché, confermando la sensazione di un avvio precoce del ciclo di aumenti dei tassi di interesse ufficiali, mettono sotto pressione il mercato obbligazionario, allo stesso tempo confermando la sensazione di un’economia reale che espanderà ulteriormente i profitti.