I listini azionari continuano a rispecchiare le previsioni formulate a metà novembre. Di tanto in tanto esagerano verso l'alto, salvo riallinearsi nelle fasi stagionali meno favorevoli. La relazione fra tassi di interesse e indici di Wall Street non è così pacifica per tutti.

Paradossalmente, il ripiegamento dei rendimenti obbligazionari cagiona alcune fibrillazioni al mercato azionario; in un ribaltamento di rapporti di causa ed effetto, rispetto alle convinzioni di molti investitori (in realtà dal 2000 in poi il mercato azionario americano ha conseguito una performance giornaliera media del +0.4% quando il bond yield è salito; del -0.3% quando al contrario è sceso. E questo è tutto).

La remunerazione del T-Note yield ha conosciuto una limatura di 10 punti base nelle ultime due sedute, impattando sfavorevolmente soprattutto sui settori dalla duration più contenuta. Del selloff di ieri ne hanno fatto le spese soprattutto le società dal dividend yield più elevato. Protagonista indiscusso degli ultimi sei mesi, il Russell 2000 ha chiuso nuovamente nei pressi della media mobile a 50 giorni; al pari di quanto occorso ad inizio mese, e alla fine di ottobre.

Questa volta però non possiamo garantire una immediata e definitiva reazione. Il contesto di breve periodo favorisce ulteriori limature di prezzo, e l’analisi dei titoli di Stato fa propendere per un ulteriore ridimensionamento dei rendimenti da qui alla fine del mese. I media a tal proposito troveranno terreno facile nel giustificare i dati deludenti sopraggiunti ieri dal mercato edilizio americano, proprio alla luce del maggior costo del denaro.

Vedremo se nei prossimi giorni la drammatica emorragia sul fronte dei titoli di Stato, rientrerà e in che misura. Prima della seduta di ieri, per i Treasury USA la contrazione in questo primo trimestre sfiorava il 13%, tenuto conto delle cedole incassate. È la peggiore perdita dal 1987; soltanto la seconda volta che in un trimestre i bond governativi americani sacrificano più del 10 percento. Curioso come, sempre in termini total return, il mercato azionario abbia consegnato agli investitori nel frattempo un saldo maggiore del 5%.

La prospettiva di un ulteriore consolidamento è assicurata non solo dalla concreta possibilità di un rimbalzo dei titoli di Stato, non solo dalla già citata stagionalità negativa di questa settimana; ma anche da considerazioni legate ai modelli previsionali.

Come segnalato alcuni giorni fa, un nuovo riallineamento fra previsioni e realtà era doveroso, ma rimandato al momento opportuno. Il ripiegamento di ieri, meno anomalo del rimbalzo di lunedì, riavvicina lo S&P500 alle proiezioni formulate all’indomani del descritto setup volumetrico del 16 novembre scorso: tutta ordinaria amministrazione.

Stando così le cose, dovremmo aspettarci una flessione nei tempi e profondità dettagliati nel Rapporto Giornaliero di oggi.