Un’eventuale prosecuzione della successione mensile ininterrottamente benigna da febbraio, nonostante tutto, getterebbe nello sconforto i ribassisti, confermando lo scenario benigno delineato per il secondo semestre nell’Outlook di metà anno.

Tutto ciò che gli dei del mercato hanno concesso agli investitori, è stato un ripiegamento di misura. Chi c’è, c’è; chi non c’è, non c’é. Sullo S&P500 la perdita massima, da chiusura a chiusura, non è andata oltre il 4%, il 5%, su base intraday. Fa persino meglio il MSCI World, che da massimo a minimo in due settimane non cede più del 3.5%.

Esemplare, davvero da manuale il comportamento del nostro FTSE MIB: il cui minimo di lunedì mattina, coincide in modo spettacolare con il massimo di aprile. Una correzione elaborata, complessa: un a-b-c-d-e, direbbero gli analisti elliottiani, che schiude la possibilità di assistere a breve ad un nuovo movimento impulsivo dopo le incertezze degli ultimi quasi sei mesi di consolidamento.

Fosse così, non pochi resterebbero a bocca aperta, ed asciutta. Lo S&P dovrebbe recuperare meno del 2% per chiudere anche il mese di settembre in territorio positivo: mancano ancora cinque sedute alla fine del mese, e tutto può succedere. Si capisce bene come un’eventuale prosecuzione della successione mensile ininterrottamente benigna da febbraio, nonostante la stagionalità negativa, il crack Evergrande, il CoViD persistente, il tapering imminente, la crisi di fiducia nell’amministrazione Trump, il rallentamento globale; getterebbe nello sconforto i ribassisti, confermando lo scenario benigno delineato per il secondo semestre nell’Outlook di metà anno.

Non succederà, magari; ma dovesse succedere, uscirebbe ancora una volta rafforzata l'evidenza secondo cui l’unico approccio che paghi in borsa, sia quello basato sull’analisi tecnica; meglio se supportata da considerazioni di natura quantitativa e statistica. Il 2 settembre scorso segnalavamo l’opportunità di (ri)entrare in caso di ripiegamento fra 4300 e 4400 punti di S&P; più tardi indicavamo a 4350 punti il livello ottimale di reingresso: soglia toccata e mai più rivista. Da allora l’indice americano ha guadagnato cento punti.

Ci aspetta dunque una ripartenza definitiva? non è detto: nonostante l’irruenza delle ultime tre sedute, è mancato davvero poco per conseguire un setup irresistibilmente bullish (price thrust) che avrebbe vanificato ogni resistenza da parte dei ribassisti. Ma ci siamo andati molto vicini. Il Rapporto Giornaliero di oggi definisce lo schema di mercato da attendersi per i prossimi mesi. Il modello di asset allocation mantiene al 75% l’esposizione azionaria. Posizione vantata senza alcuna soluzione di continutà dall'inizio di novembre. I portafogli ringraziano.