Lo S&P500 consegue una perdita superiore al 5% nell'arco di tempo compreso fra novembre ed aprile: non succedeva dal 2008-2009. La doccia fredda del PIL nel primo trimestre incoraggia gli investitori, ma il rimbalzo era comunque atteso per questo fine mese.

Abbastanza scettici circa le previsioni di tightening aggressivo formulate dal mercato a termine, gli investitori azionari hanno tirato un sospiro di sollievo ieri, dopo il rilascio del dato preliminare sulla crescita economica negli Stati Uniti nel primo trimestre: un -1.4% annualizzato, specularmente opposto al +1.1% atteso dal consenso dei 55 economisti interpellati da Bloomberg (dei quali soltanto due proiettavano un GDP negativo).

Nello specifico il boom delle importazioni alimentate dalla disponibilità di oltre 2.3 trilioni di dollari di extrarisparmio ed un ragionevole calo della accumulazione di scorte, hanno contribuito al conseguimento del 50% della definizione tecnica di recessione. Ma questo non scoraggerà Powell.

Pochi giorni fa, il governatore della Federal Reserve ha chiarito come il perseguire più rigide condizioni finanziarie complessive, sia il mezzo attraverso il quale raffreddare la domanda e di conseguenza favorire il rientro degli indici inflazionistici. Se in passato la vaga minaccia di una recessione era sufficiente a far scattare la Fed put, inducendo le autorità monetarie a più miti pretese; oggi al contrario l’effetto ricchezza negativo è salutato con favore. E questo si traduce in quotazioni del mercato azionario ed obbligazionario più contenute. La guerra (all’inflazione) continua.

Dopo aver navigato in territorio negativo per la prima parte della settimana, Wall Street e Times Square hanno messo a segno vigorosi recuperi; in linea soprattutto con le previsioni della vigilia: come riportato sul Rapporto Giornaliero l'altro ieri, S&P500 e Nasdaq manifestano la netta tendenza a rimbalzare, nelle ultime tre sedute del mese, quando il saldo negativo supera certe soglie. Sicché è ragionevole anticipare un ulteriore seguito, nelle prossime 24 ore, prima che il mercato torni a fare i conti con le considerazioni di natura ciclica e stagionale già esposte.

Stasera infatti si chiude, con un ampio segno negativo, quello che altrimenti le statistiche indicano come un semestre aureo. Nel rapporto stagionale che pubblichiamo questa mattina, rileviamo come una performance inferiore al -5% da novembre ad aprile, prima di quest’anno sia intervenuta nel 2008-9, nel 2007-8, nel 2000-1 ed infine nel 1973-74. Non si può certo risultare insensibili alla tempistica di questi precedenti.

Piazza Affari a sua volta rimbalza, confortata dal pattern dei minimi scattato mercoledì sera sul FTSE MIB, e di cui abbiamo dato tempestivo conto. Una reazione tanto attesa e doverosa, quanto tutto sommato irrilevante nell’ambito della tendenza di fondo: quella su cui si dovrebbero concentrare gli investitori. Specie a 24 ore da un mese dalla rilevanza strategica cruciale.