Mentre il Nasdaq si allontana dai picchi assoluti, il Finergy (finanziari ed energetici) brilla, al pari del Value e dei ciclici, offrendo un tema di investimento che potrebbe caratterizzare l’intero 2022. Nel frattempo Piazza Affari raggiunge un traguardo luccicante.

Il rilascio dei dati sull’occupazione americana nel mese di dicembre, da un lato delude le aspettative, risultando di gran lunga inferiore alle previsioni; dall’altro conferma il conseguimento di fatto di quella piena occupazione che lancerebbe l’avvio della normalizzazione della politica monetaria USA.

Così ora ci sono osservatori che profetizzano addirittura quattro aumenti del Fed Funds rate nel corso dell’anno, con un tapering destinato a concludersi fra un paio di mesi, ed un ridimensionamento del bilancio da 8.8 trilioni di dollari nella seconda metà dell’anno. Questa prospettiva, con i velleitari piani di investimento dell’amministrazione Biden bloccati da una maggioranza impotente, è stata salutata con un ripiegamento del mercato del 2.5% dai massimi assoluti: francamente una reazione sulla quale un buon investitore non potrebbe che mettere la firma. Le vendite non mancano, ma la sensazione è che il denaro non defluisca dal mercato: soltanto, sceglie lidi più sicuri.

Così, mentre il Nasdaq si allontana in misura più decisa dai picchi assoluti, il Finergy (finanziari ed energetici) brilla, al pari del Value e dei ciclici, offrendo un tema di investimento che potrebbe caratterizzare l’intero 2022.

Non manca chi fa notare di essere in presenza di un bear market invisibile, con un consistente numero di azioni vistosamente liquidate nelle settimane più recenti. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Gli indici tengono bene la posizione, malgrado a Times Square più di un terzo delle società quotate abbia ceduto più del 50% dai rispettivi massimi. I ribassisti argomentano d’altro canto come ben presto questi crolli si estenderanno al resto del listino, trascinando verso il basso gli indici.

Il 2022 Yearly Outlook, di imminente pubblicazione, fornirà le risposte agli interrogativi che correntemente impensieriscono gli investitori.

Nel frattempo gli indici europei proseguono la loro ascesa verso obiettivi che un anno fa erano definiti dai più inverosimili. Spettacolare l’andamento dell’Eurostoxx: da più di tredici anni inserito all’interno di un canale inclinato verso l’alto, di cui ambisce il raggiungimento della parete superiore nel corso di quest’anno. Sotto questa prospettiva il crollo di marzo 2020 si rivela una aberrazione, successivamente rientrata.

Per non parlare di Piazza Affari. Gli indici sono stati ricacciati indietro dal TD Sell Sequential setup di mercoledì, ma con la chiusura di dicembre l’All Share in versione total return ha raggiunto un ritorno medio annualizzato del dieci percento (+10.08%, per l’esattezza) negli ultimi dieci anni. Nemmeno nello spettacolare decennio 1996-2006 è stata conseguita analoga performance!

Immaginiamo che gli investitori italiani stiano festeggiando adeguatamente le massicce plusvalenze messe da parte negli ultimi due lustri.