Il FOMC dovrebbe aumentare il Fed Funds rate di 50 punti base all’inizio di maggio, di ulteriori 50pb a metà maggio, e ancora di 50pb a fine luglio. A settembre c’è una probabilità del 39% che il tasso ufficiale di intervento si attesti al 2.50%.

Si conclude una settimana all’insegna di un prevedibile consolidamento per i listini azionari. Ancora una volta però ad avere la peggio è il reddito fisso, con il mercato obbligazionario mondiale che sacrifica un ulteriore trilione di dollari di valore. Dai massimi sono stati bruciati sei trilioni di dollari, senza che la circostanza sia stata adeguatamente riportata da giornali di solito attenti a questi depauperamenti finanziari.

Si tende abbastanza a minimizzare la portata del Quantitative Tightening (QT) che la Fed sta per varare. Una manovra di riduzione del bilancio della Fed, passiva e poi attiva, che comporterà uno smantellamento da tre trilioni di dollari in altrettanti anni. Con il rapporto con il PIL americano che scenderà, almeno nei propositi, al 20% dall’attuale 36%.

Si minimizza la determinazione ostentata dall’istituto di emissione USA. Non tanto delle figure di spicco, quanto di quelle di secondo piano, libere di esprimersi senza dover apparire politicamente corrette; e mai paghe di segnalare come il contenimento dell’inflazione passi per il sacrificio delle quotazioni dei mercati finanziari: in una sorta di effetto ricchezza negativo atto a ridurre i consumi, riportandoli su livelli adeguati all’offerta esistente, dopo averli esaltati nei passati due anni.

Almeno parte del mercato ha ben chiara la volontà di Powell e soci: il FOMC dovrebbe aumentare il Fed Funds rate di 50 punti base all’inizio di maggio (probabilità dell’81%), di ulteriori 50pb a metà maggio (89% di probabilità), e ancora di 50pb a fine luglio (72%). A settembre c’è una probabilità del 39% che il tasso ufficiale di intervento si attesti al 2.50%: in linea con il presunto tasso neutrale che favorisce una crescita non inflazionistica dell’economia.

Come la prenderanno i mercati? l’Equity si difende abbastanza bene, mentre i titoli di Stato la stanno prendendo molto male, si direbbe.

È evidente che la prospettiva di una dinamica incontrollata dei rendimenti obbligazionari, stia penalizzando i settori dalla duration più elevata: il Growth, tipicamente. Il confronto con il Value si è prodotto in una generosa risalita, fatalmente contenuta però da una vistosa resistenza. Questo mantiene ancora attuale lo scenario di un potenziale “doppio massimo”: una ipotesi che, se comprovata, porrebbe la definitiva parola fine ad una sovraperformance in essere da più di tre lustri.

Vediamo allora cosa ci riserveranno le prossime sedute. I nostri modelli previsionali suggerivano consolidamento per la settimana passata. L’ottava corrente di converso dovrebbe far registrare la ripartenza dei listini. La stagionalità concorda: la settimana pasquale essendo risultata positiva per lo S&P500, in 21 degli ultimi trent’anni (7-1 il conteggio dei saldi superiori all’1 percento).