Powell ha chiarito che il mercato del lavoro è la variabile chiave su cui si concentrano le attenzioni delle autorità. La sfida è quella di favorire una transizione morbida che consenta alla disoccupazione di salire “di poco”, frenando la domanda, senza spingere l’economia in recessione.

Ventiquattrore dopo il FOMC, gli investitori realizzano che il quadro che si parava davanti ai loro occhi, non era così idilliaco da giustificare acquisti indiscriminati, e sono corsi subito a liquidare. Dopotutto il mercato, che in queste cose è più lungimirante della Federal Reserve – potremmo dargli a questo punto la responsabilità della politica monetaria, affrancando il buon Powell da questo ingrato compito... – ieri prezzava ancora una probabilità del 75% di incremento da 75 punti base a metà giugno, nonostante le smentite ufficiali.

Così, i tassi di interesse a 10 anni sono tornati nettamente sopra il 3.0%: negli Stati Uniti, come in Italia. Ne hanno fatte le spese i settori e mercati dalla duration più elevata: che pertanto finiscono per valere di meno, perché si attualizza, si sconta con un tasso più elevato i flussi di reddito attesi dalle compagnie nel futuro. Non a caso ieri negli Stati Uniti il Growth è stato ancora una volta pesantemente realizzato, mentre il Value ha nettamente sovraperformato. Abbiamo visto e rivisto la svolta epocale che su questo fronte si sta manifestando.

E oggi arriva l’appuntamento con il dato sulle buste paga negli Stati Uniti nel mese di aprile. Powell ha chiarito che è questa la variabile chiave su cui si concentrano le attenzioni delle autorità. La sfida è quella di favorire una transizione morbida che consenta alla disoccupazione di salire “di poco”, frenando la domanda, senza spingere l’economia in recessione.

Ci riuscirà? come abbiamo esaminato ieri, sussiste una probabilità storica del 75% di hard landing, con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di crescita degli EPS e prospettive del mercato azionario. Per aprile è atteso un tasso di disoccupazione stabile ma, per fornire un’idea di quanto sottile sia il ghiaccio su cui allegramente si muove la politica monetaria USA; basterà nei prossimi mesi un unemployment rate al 4.2% per anticipare una probabile recessione.

A proposito di ghiaccio sfondato, l’evoluzione degli ultimi giorni sembra confermare la penetrazione della media mobile su cui il MSCI World si era appoggiato a marzo. La reazione è stata tanto provvidenziale quanto effimera, a giudicare dal sell-off di ieri. Il Rapporto Giornaliero di oggi rende bene l’idea della gravità della rottura conseguita.