Il 1° luglio proponemmo un modello che prevedeva un saldo di fine anno, per lo S&P, compreso fra il 19 ed il 21.5%, con sostanziale assenza di consolidamenti degni di nota nel durante. A poche settimane dalla fine del 2021, il mercato ha confermato quelle attese.

Siamo ancora a metà del percorso, ma questo quarto trimestre già spicca come uno dei migliori di sempre per Piazza Affari, con una performance di poco superiore all’8%. Il cosiddetto effetto base – il confronto infelice con lo stesso periodo dello scorso anno – penalizza Piazza Affari, in virtù di un boom a novembre 2020, oggettivamente non replicabile. Ma anche tenuto conto di questo dato, è il caso di notare come alla fine del mese passato la performance annuale si attestasse al +50%: il migliore risultato, su questo arco di tempo, addirittura dal 1998.

Gli investitori italiani stanno vivendo una esperienza generazionale. Non sorprende che la raccolta netta dei fondi comuni azionari, secondo quanto riporta Assogestioni, si attesti all’8% delle masse attualmente amministrate: anche in questo caso, il risultato più brillante degli ultimi vent’anni. Con gli indici che si sono lasciati alle spalle le incertezze degli ultimi due lustri abbondanti, non si può rimanere insensibili davanti ad una performance annualizzata che, negli ultimi dieci anni, sfiora adesso il +10% medio annuo. Tanta roba.

Fenomeno analogo si rileva per le borse europee, con l’Eurostoxx50 salito ieri ad un nuovo massimo annuale, ed al livello più elevato degli ultimi 14 anni. Gli investitori iniziano a chiedersi dove mai possano arrivare le borse del Vecchio Continente, qualora dovesse essere superato il vacillante picco del 2007. La memoria corre al 2013, quando lo S&P500 si lasciò finalmente alle spalle il top di sei anni prima. Otto anni dopo, sta ancora salendo.

Il meno popolare ma più tecnico (e comprensivo) MSCI Euro, la questione 2007 l’ha già archiviata. L’indice che sintetizza la performance delle prime 120 società dell’Eurozona, è a non molta distanza dal massimo storico del 2000. Viviamo tempi interessanti.

Tornando a Wall Street, la straordinaria performance di questa seconda metà dell’anno, è figlia del comportamento sperimentato nel primo semestre. L’analisi tecnica dà il meglio di sé nel medio e lungo periodo. Ad inizio luglio elaborammo una previsione basata sull’egregio andamento del primo semestre: quando non è stata registrata alcun ripiegamento di entità superiore al 5% da parte dello S&P500.

Al solito, questo accresceva la salivazione degli Orsi, che denunciavano l’imminenza di un crollo sulla base di questa “siccità ribassista”. Al contrario, simili prove di forza sono sempre seguite da ulteriori progressi: il 1° luglio proponemmo un modello che prevedeva un saldo di fine anno, per lo S&P, compreso fra il 19 ed il 21.5%, con sostanziale assenza di consolidamenti degni di nota nel durante. A poche settimane dalla fine del 2021, il mercato ha confermato quelle attese.