Il Wall Street Journal ieri riepilogava bene il nostro pensiero: la borsa USA può ben compensare un inizio d’anno disastroso. Ma ciò che farà subito dopo, è tutto un altro paio di maniche. Il Fear&Greed Index sintetizza egregiamente lo sconforto degli investitori.

Il commercio al dettaglio da’, il commercio toglie. Dopo essere balzato 24 ore prima grazie ad un sorprendente rapporto sulle vendite al dettaglio, il mercato azionario americano viene affossato dai dati deludenti prima di Wal-Mart, poi di Target e Lowe’s.

Emerge uno schema: l’inflazione non incide ancora sul comportamento delle famiglie – segno che Powell ci deve dare ancora dentro... – ma risulta un fardello per il momento insostenibile per le imprese, costrette a sacrificare i margini di profitto nell’impossibilità di traslare tutti i maggiori costi. I retailer inoltre pagano una eccessiva accumulazione di scorte, riflesso condizionato del boom artificioso della domanda, che ora grava sui conti aziendali.

Ancora una volta però il prezzo da pagare più oneroso, risulta quello che si registra a Times Square, con il Nasdaq Composite che si avvia a chiudere in territorio negativo per la settima settimana di fila. Un setup sperimentato negli ultimi quarant’anni soltanto una volta: nel 2001. Poco confortanti i precedenti più remoti, tutti registrati negli impegnativi anni Settanta.

Anche se il mercato dovesse auspicabilmente sperimentare una reazione nelle prossime 48 ore, rimane un dato di fatto: la successione di scivoloni è testimonianza di un disagio che si manifesta in ben precisi contesti. Lo S&P prima d’ora ha registrato una sequenza di (almeno) cinque settimane di fila negative, in un contesto di lunghissimo periodo bullish, in selezionati casi dal 2000 ad oggi. Il Rapporto Giornaliero di oggi chiarisce perfettamente cosa aspettarsi nelle prossime settimane, e nei prossimi mesi.

Il Wall Street Journal ieri riepilogava bene il nostro pensiero: la borsa USA può ben compensare, almeno in parte, un inizio d’anno disastroso. Ma ciò che farà subito dopo, è tutto un altro paio di maniche. Il Fear&Greed Index di CNN ieri sintetizzava egregiamente lo sconforto degli investitori: con una lettura a singola cifra che testimonia pessimismo dilagante. Anche in questo caso un esame obiettivo dei precedenti storici aiuta a delineare le aspettative di mercato per i mesi a venire. Confermata la bontà della decisione del nostro modello di asset allocation di scaricare le posizioni sul mercato azionario a partire dalla fine di novembre. L'attuale irrilevanza dell'Equity in portafoglio consente di attendere il segnale che conta prima di tornare ad un pieno coinvolgimento.