Resta ancora in piedi la possibilità di un minimo a cavallo fra il primo ed il secondo semestre, ma le conferme tardano a manifestarsi e la stagionalità fra breve diventerà negativa. Lo scenario minoritario da incubo dettagliato nell'Outlook di metà anno.

Quando sembrava pacifica una chiusura di stampo negativo, una corrente di acquisti ha spinto ieri sera lo S&P500 in territorio positivo in sede di chiusura. Se per senso comune la circostanza incoraggerebbe, il confronto fra i saldi della prima e dell’ultima ora rivela diversamente: da più di tre mesi il Last Hour Indicator è inclinato verso l’alto, segnalando una stagione di accumulazione che conferma il bear market in atto. Che verrà meno per l’appunto non prima che il LHI inverta tendenza. Sotto questa prospettiva questi recuperi nel finale non devono autorizzare nessuna riflessione di stampo rialzista.

Nel breve periodo rimane l’attesa di un listino USA destinato a ripiegare fino alla prossima scadenza ciclica del Delta System: una data che si può eventualmente anticipare di 24 ore, collocandoci attualmente in un ciclo intermedio positivo. Ma va rilevato, alla luce della mappa riportata nel rapporto settimanale, come il ciclo benigno di medio periodo si vada esaurendo, e l’approssimarsi della prossima finestra ciclica, di stampo negativo, suggerisce come le aspettative debbano orientarsi di conseguenza.

In effetti dal punto di vista stagionale il mese entrante non gode dei favori del pronostico, come dettaglieremo nel rapporto stagionale di agosto di prossima pubblicazione.

Siamo disposti a concedere al Toro il beneficio del dubbio. L’idea dominante resta quella di una seconda frazione d’anno dalla intonazione ben differente rispetto al disastro sperimentato nel primo semestre.

Ma i margini di errore restano strettissimi. L’indice delle borse mondiali che opportunamente pondera tutte le società più importanti nello stesso modo, è reduce dalla profonda sollecitazione della parete inferiore di un canale in essere da più di dieci anni. Le penetrazioni del 2011, del 2016 e del 2020 sono state ribaltate dal provvidenziale intervento della Federal Reserve: una put, a disposizione degli investitori, sulla quale sarebbe bene non fare più affidamento.