Wall Street volatile dopo un mese di settembre negativo. E dire che venivamo da un nuovo massimo storico sullo S&P500. Ma l'attenzione degli investitori è attratta dalle schermaglie a Washington, mentre a giorni è attesa una nuova earnings season.

Le borse americane ribaltano l’inizio promettente di un mese tipicamente volatile. Lo S&P500 cede più di un punto percentuale, dopo essere salito venerdì in misura specularmente opposta. Un inizio di mese registrato solo altre due volte dal 1990: curiosamente, ad ottobre 2000 e ad ottobre 2002. Non troppo distante da un primario massimo e minimo di mercato, rispettivamente.

Astraendo dal segno, quest’anno un saldo superiore all’uno percento per tre sedute di fila è stato registrato altre tre volte: a cavallo fra gennaio e febbraio, all’inizio di marzo e poco prima di metà maggio. In tutti i casi lo S&P è ripartito di lì a breve.

Il punto consiste nel quantificare questa “brevità”. Un modello previsionale che si sta rivelando molto utile, è quello basato sulla fiammata di volatilità sperimentata a maggio: quando il VIX salì’ di oltre il 60% in tre sedute. Tale modello ha segnalato ad un certo punto l'imminenza di una correzione: di cui ha anticipato efficacemente durata e profondità. Il Rapporto Giornaliero di oggi illustra la dinamica prevedibile per i prossimi mesi, anche alla luce del mese negativo che ci siamo appena lasciati alle spalle.

I motivi di tensione non mancano. Il Congresso tarda nel congelare il limite del debito federale, paralizzato dalle schermaglie fra i due partiti. Uno shutdown governativo sarebbe escluso, ma Washington è lacerata come da tempo non si vedeva, ed una October Surprise non si può escludere. D’altro canto, a giorni è prevista la partenza della stagione delle trimestrali. Le previsioni sono orientate verso una crescita degli EPS operativi del 28% nel Q3 rispetto allo stesso quarto dello scorso anno (+20% circa nel Q4). La capacità delle aziende di superare o meno questa asticella, inciderà sulle performance da qui alla fine dell’anno. Bizzarro che il primo mese negativo da gennaio, sia stato registrato proprio all’indomani del conseguimento di un generoso sconto sulle valutazioni di mercato: con il Price/Earnings forward sceso da 27.25 a 21.4 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi.