Qualche incertezza per il mercato azionario sussiste nell’immediato. Lo S&P500 non è riuscito a chiudere oltre lo short stop giornaliero, verosimilmente frenato dalla scadenza ciclica di giovedì del Delta System di Welles Wilder.

Come era facile prevedere, il mercato azionario archivia in fretta le grame performance di settembre, mettendo a segno ampi saldi positivi dopo la prima settimana piena di ottobre. Si dibatte se il consolidamento, iniziato in tempi diversi alle varie latitudini, stia per essere finalmente accantonato. A questo proposito, ancora una volta l'analisi stagionale corre in nostro aiuto: il Rapporto Giornaliero di oggi delinea un trade ad altissima probabilità per le prossime settimane.

Qualche incertezza sussiste nell’immediato. Lo S&P500 non è riuscito a chiudere oltre lo short stop giornaliero, verosimilmente frenato dalla scadenza ciclica di giovedì del Delta System di Welles Wilder. I nostri modelli previsionali concordano circa la possibilità di rovesci di corto respiro, prima del rilancio definitivo. Insomma questa settimana potrebbe ancora portare ridimensionamenti tanto minacciosi quanto di breve durata.

Conforta casomai il ridimensionamento del fenomeno negativo denunciato di recente: il ripristino della correlazione positiva fra listini azionari e reddito fisso. Rispetto al picco di un paio di settimane fa, il TLT – il popolare ETF sui Treasury a lunga scadenza – ha ceduto più del 5%: altro che strumento di copertura di portafoglio! Il fatto è che solitamente quando i titoli di Stato scendono – i tassi salgono – il mercato azionario brilla. Con riferimento alla esperienza post-2002, simili comportamenti si manifestano in prossimità dei minimi di mercato, con lo S&P500 salito in tutti i casi tranne uno dopo tre, sei e dodici mesi. In media del +16.7% in quest’ultimo caso.

Naturalmente, tutto dipende dal mantenimento dello status quo dell’ultimo quarto di secolo: durante il quale Wall Street e titoli governativi hanno vantato una correlazione (più o meno) inversa. Le ultime sedute confortano in tal senso: dal minimo di lunedì, lo S&P500 ha guadagnato il 3.5%, mentre lo yield del T-Note è salito di 14 punti base!

A proposito di correlazione, Bloomberg rilevava venerdì un comportamento apparentemente allarmante: sempre più azioni si muovono all’unisono, e ciò sarebbe un elemento minaccioso per il rialzo di mercato. È proprio così? Il rapporto di oggi propone il confronto fra lo S&P ed i picchi di correlazione più elevata fra le 500 società incluse nel paniere dell’indice. Le conclusioni appaiono immediate.