Sin dall'inizio dell'anno era nota la probabilità di un importante massimo per maggio. Ci siamo. Mancava il catalizzatore di una qualche inversione di tendenza; eccola fornita su un vassoio d'argento: una crescita dell'inflazione oltre le aspettative di molti (ma non di tutti).

Il mercato appare colto di sorpresa. L’inflazione sarà pur temporanea, come continuano a confortare diversi esponenti del direttorio della Fed; sta di fatto che risulta superiore alle attese, e non si tratta soltanto del confronto con i livelli depressi di un anno fa: se è vero che il dato annualizzato di aprile del core CPI, si attesta ai massimi degli ultimi quarant’anni.

Sarebbe superficiale rifugiarsi nell’effetto base come spiegazione unica della dinamica dei prezzi al consumo negli ultimi due-tre mesi. Per dirne una: in Cina i prezzi alla produzione sono decollati il mese scorso del +6.8% rispetto ad un anno fa; dal +4.4% di marzo, e dal -3.7% di maggio 2020. Perché ce ne dovremmo preoccupare? perché gli esportatori cinesi manifestano sempre più chiaramente l’intenzione di traslare i maggiori costi alla produzione, sui compratori occidentali. Non a caso, stando a quanto comunica il BLS, i prezzi all’importazione negli Stati Uniti stanno salendo vistosamente.

Combinato con la produzione deludente di buste paga ad aprile, il balzo di ieri dell’inflazione degli Stati Uniti assume lo sgradevole sapore di un fenomeno noto ai nostri genitori: la stagflazione. Una brutta bestia, per i responsabili della politica economica. Fanno bene i banchieri centrali USA a gettare benzina sul fuoco. Che siano credibili, è un altro paio di maniche.

Wall Street dimostra di essersi fatta cogliere di sorpresa, inanellando ben tre sedute negative, che conducono lo S&P500 – per la quarta volta quest’anno – a ridosso della media mobile a 50 giorni. Per i Tori una reazione sarebbe a questo punto auspicabile, ma non possiamo fare a meno di ricordare come il tempo a disposizione si stia esaurendo: con l'appuntamento ciclico di maggio, esplicitato all'inizio dell'anno nell'Outlook; che minaccia concretamente il conseguimento di un massimo destinato a perdurare per diverse settimane, se non mesi.

I nodi adesso vengono al pettine. L’esame, sempre rigorosamente oggettivo, delle serie storiche; ha permesso di rilevare alcune annate dalla somiglianza impressionante rispetto alla dinamica dei mesi recenti; consentendo così di elaborare un percorso previsionale, finora rispettato alla lettera e che, come visto ieri, contempla una ben precisa dinamica per le prossime settimane.

Vale la pena però di rispolverare un copione che abbiamo adottato più di un anno fa: ad aprile 2020, quando lo S&P conseguì una performance che non passò inosservata per ripetitività storica. Ben presto è emerso che quella evoluzione rispecchiasse fedelmente quanto sperimentato a cavallo fra il 2009 ed il 2010. La somiglianza, in effetti, è stata finora impressionante.

Fosse così, disporremmo di un’ulteriore conferma circa il conseguimento di un massimo destinato a durare più di qualche settimana.