Se tutti si aspettano una correzione, o essa non si manifesterà del tutto; o sarà molto meno incisiva del paventato. Questo, mentre lo S&P inanella una sequenza rialzista record, facendo la gioia di chi si è affidato alle anticipazioni vincenti dell'analisi tecnica.

Il rullo compressore dei mercati azionari continua ad infliggere sofferenze nei confronti di chi si è lasciato persuadere da argomentazioni magari affascinanti, ma che poco hanno a che fare con la legge della domanda e dell’offerta; straordinariamente interpretata da quello che da anni è l’unico approccio rivelatosi utile per l’investitore: l’analisi tecnica.

Lo S&P500 prosegue la sua marcia di avvicinamento verso gli ambiziosi obiettivi delineati nel 2021 Yearly Outlook di inizio anno, e migliora i massimi assoluti per la 21esima volta quest’anno. Impressionante la sequenza di “candele bianche” da parte dello SPY: il popolare ETF sull’indice citato: per 13 volte di fila la chiusura è risultata superiore all’apertura. Nulla di simile è stato mai registrato, dal 1997 ad oggi. Oltretutto questa sequenza ha prodotto un guadagno di 250 punti indice (+6.5%), in condizioni di bassissima volatilità: cosa chiedere di meglio?

Come rilevava ieri Bloomberg, c’è un’abbondanza di pessimisti: Bank of America e Citi, entrambi bullish all’inizio dell’anno, ora profetizzano uno S&P a 3800 punti a fine 2021. Citi predica pessimismo a dirla tutta già dall’estate scorsa, quando proponeva – con lo S&P sotto i 3400 punti – una probabilità superiore al 90% di un mercato in ribasso a distanza di un anno. A gennaio abbiamo fissato un target temporale che dovrebbe cogliere quello che con ogni probabilità risulterà il picco dell’anno dei mercati azionari. Ma trovarci in abbondante compagnia al solito ci mette a disagio, e conferma il sospetto che non ci sarà alcun bear market; ovvero – come ad un certo punto lo scorso inverno è apparso evidente – la correzione si rivelerà più “di tempo” che “di prezzo”.

Intanto vediamo se, a partire dai massimi intraday di ieri, si manifesterà questo fisiologico consolidamento prima del prossimo impulso rialzista.

Due sono gli indizi in tal senso, oltre all’analisi ciclica già proposto nell’ultimo rapporto. Ieri il Nasdaq ha di nuovo brillato, assecondando la previsione formulata due settimane fa. C’è qualcosa che non quadra, però. Perché mentre l’NDX ha conseguito un rialzo superiore al punto percentuale, al contrario il SOX ha chiuso clamorosamente in declino. Storicamente questo setup ha sempre avuto un preciso seguito, come commentato nel Rapporto Giornaliero di oggi.

In secondo luogo alcuni indici hanno raggiunto resistenze degne di nota. Il nostro Eurostoxx50 è ora alle prese con la barriera segnalata fra 3975 e 4065 punti. In linea teorica è l’ultimo ostacolo prima dei massimi del 2007. In realtà  ci sarebbe una proiezione da conseguire in caso di sfondamento; ma tutto lascia pensare che se ne riparlerà eventualmente più avanti.