La discesa è stata frenata grazie alla presenza di poche società ad alta capitalizzazione. L’azione mediana ha subito limature ben più evidenti: più del 90% delle società dello S&P500 e del Nasdaq, ha sperimentato un declino superiore al 10% dai massimi.

Il consolidamento iniziato formalmente all’inizio di settembre si concede una pausa a Wall Street: con lo S&P500 che recupera i tre quinti del declino delle settimane precedente; durante le quali il benchmark americano ha sacrificato poco più del 5%.

Tanto? poco? Sul piano temporale un saldo mensile negativo, dopo più di cinque mesi positivi, storicamente è un ottimo anticipatore di ulteriori rialzi nel medio periodo, come abbiamo già esaminato. Non va peraltro trascurato come, sebbene l’indice citato abbia fatto registrare il suo massimo storico alcune settimane fa; indici più equiponderati risultino in consolidamento da quasi sei mesi. Di tempo dall’ultimo rialzo ne è passato.

E questo ci conduce alla seconda considerazione. La discesa è stata frenata grazie alla presenza di relativamente poche società, ad alta capitalizzazione, comprate sulla debolezza. In effetti l’azione mediana ha subito limature ben più evidenti: più del 90% delle società dello S&P500 e del Nasdaq, ha sperimentato un declino superiore al 10% dai massimi. La correzione c’è stata, eccome. Chi ne auspicava il manifestarsi, è stato accontentato.

Questo non esclude la possibilità di qualche ulteriore limatura di prezzo, nel corso di un mese impegnativo come quello corrente. Ieri lo S&P500 ha terminato la sua corsa a ridosso della resistenza intermedia attorno a 4440 punti. Sopra si salirebbe fino all’ultimo diaframma, situato appena sotto i 4490 punti, prima di nuovi massimi storici.

L’attenzione però è rivolta alla fine del mese: quando sarà conseguita una chiusura rilevante per le sorti di mercato da qui alla prossima primavera. La soglia chiave è quella riportata nel rapporto di ieri: chiudervi oltre fra due settimane, genererebbe una probabilità superiore al 90% di performance a doppia cifra percentuale, ad aprile 2022.

Piazza Affari in questo contesto ha vantato l’indubbio merito di aver meglio retto alle vendite, con gli indici rimasti sopra la media mobile a 50 giorni. Vedremo ora se tale preferenza relativa, si confermerà nel caso i mercati si spingano a nuovi massimi.

Di sicuro la possibilità di ridimensionamento era esclusa dalla Price Pattern Recognition: che nei giorni passati suggeriva una dinamica benevola, con la concreta prospettiva di migliorare i massimi estivi. L’ultimo aggiornamento, proposto nel Rapporto Giornaliero di oggi, conferma questo scenario.