La Cina recupera posizioni ma resta contenuta dalle pressioni stagflazionistiche, mentre l'embargo del petrolio russo promette di mantenere sostenuti gli indici dei prezzi al consumo. Ma gli investitori scalpitano, e realizzano una sequenza eccezionale di Up Volume.

Due sono le notizie dai riflessi macro emerse nelle ultime ore. Dopo una febbrile attività di mediazione, l’Unione Europea ha licenziato il sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia; che prevede il blocco dell’import di greggio via mare: i due terzi del totale. La circostanza molto probabilmente indurrà misure di ritorsione, sotto forma di blocco delle esportazioni di gas naturale da Mosca, e verosimilmente tutto questo provocherà un aumento dei prezzi delle fonti di energia nella parte centrale dell’anno. Le speranze di un raffreddamento dell’inflazione nei prossimi mesi, subiscono così un brutto colpo.

Ma siamo anche a fine mese, e pervengono le misure dello stato di salute dell’attività manifatturiera. Come di consueto ha aperto le danze la Cina, con PMI sorprendentemente superiori alle aspettative. Oggi è il turno del resto del mondo: prevedibilmente si registrerà un’ulteriore limatura rispetto al mese precedente, dai PMI dell’Eurozona all’ISM Index americano. Pechino nel frattempo appare ancora riluttante a concedere le misure di stimolo dal lato della domanda (sussidi e sostegno al reddito delle famiglie), il che contribuisce a mantenere la cappa stagflazionistica sull’economia.

Il mercato azionario ieri si è concesso una pausa, dopo una successione di sedute impressionanti per ampiezza e volumi. Come abbiamo rilevato nel rapporto di ieri, l’Up Volume delle società dello S&P500 è risultato superiore all’88% in ben quattro delle passate cinque sedute: un fenomeno registrato soltanto un’altra volta, dal 2008 in avanti. Sempre nel rapporto di ieri abbiamo commentato le prospettive per i mercati azionari da qui alla fine dell'anno, alla luce di questo setup quantitativo.

Dopo aver definitivamente sfondato verso l’alto all’inizio dell’anno scorso, lo Stoxx600 è tornato sui suoi passi, sollecitando a marzo e poi a maggio l’area supportativa definita dai massimi del 2007 e del 2015. Benché non necessario, questo ripiegamento per il momento può essere letto in termini di fisiologica correzione. Di converso, scendere sotto i 400-415 punti negherebbe quella rottura rialzista, ed al contrario equivarrebbe ad una contro-rottura dagli effetti tossici per le prospettive delle borse europee.