La stagionalità negativa di settembre in corso segue il solito schema, con una negatività accentuata nella prima e nell'ultima decade del mese. I ribassisti si chiedono se, finalmente dopo quasi un anno, terminerà la siccità ribassista che previene ripiegamenti anche marginali del listino.

I mercati azionari si concedono una meritata pausa dopo diversi mesi di sfrenati rialzi. Al termine della passata ottava lo S&P500 cede lo 0.6%, il MSCI Euro sacrifica lo 0.9% mentre Piazza Affari chiude sostanzialmente invariata. È un mese di settembre che ha imposto prevedibilmente uno stop all’ascesa dei listini, ma naturalmente all’inizio dell’anno gli investitori di tutto il mondo avrebbero sottoscritto un saldo per il 2021 come quello fino ad ora accumulato. E, verosimilmente, la stagione trionfale non si è ancora conclusa.

Certo nel breve periodo le incognite permangono tutte. Dopo una prima decade impegnativa ed una parte centrale più conciliante, i ribassisti adesso prevedibilmente riguadagneranno il controllo del mercato fino alla fine di settembre. La settimana successiva alle scadenze tecniche trimestrali è stata negativa per lo S&P500 in ben 25 degli ultimi 31 anni; sempre, quando a questo appuntamento si è giunti con una performance abbondantemente positiva, come occorre quest’anno. La pressione si rivela più vistosa nella parte iniziale dell’ottava, ma complessivamente i Tori nell'immediato dovrebbero avere vita difficile nel riconquistare il controllo del mercato.

Il tutto, però, si inserisce in quella fase di ordinato consolidamento, attesa per il penultimo bimestre di questo esaltante anno. Una fase la cui massima profondità appare ben prevedibile, come esaminato nel Rapporto Giornaliero questo mese.

I dati macro hanno deluso le aspettative per diverso tempo, ma la scorsa settimana hanno convinto i più; con riferimento a vendite al dettaglio, Philly Fed Index, Empire State Manufacturing e sondaggio NFIB. Il CESI americano adesso finalmente accenna a svoltare verso l’alto.

Nel frattempo salgono a ben 214 le sedute a Wall Street senza una limatura del 5% dai massimi. Una “siccità ribassista” che indispone gli autoesclusi dal bull market, che invocano una correzione apocalittica. I rialzisti, al contrario, segnalano che il consolidamento è in essere da tempo, vista l’esiguità del rialzo messo a segno dal listino ex FANG.