Prosegue da 182 sedute la siccità ribassista: una contrazione del 5% manca da ottobre. Notevole, ma non eccezionale. Con tutta la liquidità ai margini dei listini, è difficile scendere in misura sensibile. Specie prestando la dovuta attenzione ai fondamentali economici.

Il Landry TRIN Reversal scattato lunedì sera, provoca la flessione della borsa italiana, ancora di fronte ad un bivio: fra ordinato ripiegamento, dopo aver raggiunto resistenze di lungo periodo di un certo spessore, e sfondamento verso l’alto a vantaggio di una crescita non più ordinata e prevedibile, ma esponenziale ed irrazionale.

Il “virus cinese” contagia le borse. Non tanto quello evocato dall’ex presidente USA Donald Trump, quanto il repulisti anticapitalista del governo di Pechino. Il Nasdaq ripiega vistosamente, prima di recuperare a fine seduta, poco prima del rilascio dei dati di bilancio dei colossi di Times Square come Microsoft, Alphabet e Apple. Il mantra quest’anno fra gli investitori è stato: compra non appena lo S&P500 cede il 3%: una circostanza sperimentata già tre volte, e chissà che Wall Street non replichi nelle prossime settimane.

Una correzione superiore al 5% invece manca ora da ben 182 sedute: gli oltre 4 trilioni di dollari parcheggiati in fondi monetari – fra istituzionali e riservati al pubblico retail – prevengono che fisiologici ed inoffensivi consolidamenti, si trasformino in qualcosa di più impegnativo. D’altro canto, come visto ieri una siccità ribassista come quella in essere dalla fine di ottobre non è così eccezionale, storicamente parlando.

Quest’anno un nuovo massimo storico è stato registrato in quasi il 30% delle sedute complessive. Nei sette mesi che ci condussero al picco di marzo 2000 questo contatore non si spinse oltre il 7%, mentre nel 2007 soltanto nel 6% delle sedute nei sette mesi che precedettero il top di Wall Street, fecero registrare un massimo storico. Si può accettare la prospettiva di un consolidamento, non ci sono le condizioni per un picco di rilievo.

Chi propendesse per un imminente bear market, dovrebbe avere la bontà di spiegare perché mai sia da prefigurare a breve distanza una recessione economica su scala globale. Ancora una volta: non se ne scorgono le condizioni. Rallentamento sì, recessione no.

Lo suggerisce per esempio la posizione dell’Economic Data Change Index, mostrato nel Rapporto Giornaliero di oggi su scala globale, e confrontato con la performance delle borse mondiali. La relazione fra questa fondamentale misura dello stato di salute dell’economia, e l’andamento del MSCI World, è impressionante per precisione, confermando oltretutto come il mercato rispecchi appieno i fondamentali.

Può darsi che l’EDCI subisca ora un fisiologico periodo di mean reverting. Ma il ripiegamento congiunturale pure atteso, è compatibile con ritmi di espansione dei mercati meno spettacolari; non certo con contrazioni degne di nota. Ribassi a doppia cifra saranno ipotizzabili non prima che l’EDCI scenda sotto lo zero. Nel frattempo, procederemo verso gli obiettivi per i mercati azionari delineati nell'Outlook di metà anno.