Supportata dall'andamento tonico del dollaro, la borsa americana torna a fare meglio degli altri listini mondiali, dopo un appannamento di alcune settimane. Il mese di giugno appare però complessivamente poco propenso a fornire enormi gratificazioni agli investitori.

Seduta dalle due tonalità contrastanti per le sponde dell’Atlantico. In Europa i listini azionari hanno chiuso complessivamente in ripiegamento, pressate dalla resistenza opposta dalla media mobile a 200 giorni: è valso per il FTSE MIB ed il DAX, ad esempio; con l’Eurostoxx che invece appare attardato.

Negli Stati Uniti al contrario, dopo un avvio stentato S&P500 e soci hanno finito la seduta in confortante crescita, riavvicinando così i massimi della passata ottava. Benché la scadenza ciclica di giovedì scorso sia ancora decisiva, c’è la possibilità che Wall Street si migliori ancora oggi, in ossequio al parallelo storico con il 2016, che per l’appunto prescriverebbe un massimo per l’8 giugno, prima di un ripiegamento fino alla fine del mese corrente.

Uno scenario che trova conferma nella stagionalità, come commentiamo dettagliatamente nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Lo S&P500 ha visibilmente sottoperformato il resto degli indici mondiali a maggio, ma di recente è tornato a brillare: giusto in tempo per scongiurare una penetrazione che sarebbe risultata imbarazzante. Il rapporto fra l’indice citato ed il MSCI World ex USA, infatti, si muove ordinatamente da quasi cinque anni al di sopra di una evidente linea di tendenza, sollecitata di tanto in tanto. Privilegiare Wall Street alle altre borse mondiali, pertanto, ha pagato e tuttora continua a pagare.