È arrivato il grande giorno: oggi conosceremo la variazione annuale dell'indice americano dei prezzi al consumo, rispetto alla rilevazione di marzo 2020. Le attese sono per un CPI a +2.5%, ma non si escludono sorprese clamorose verso l'alto.

Lo S&P500 si spinge ulteriormente in territori inesplorati, conseguendo un nuovo massimo storico nell’intraday, prima di ripiegare: abbastanza da chiudere in territorio frazionalmente negativo, pur posizionandosi ancora una volta sopra i livelli di apertura. Per lo SPY si tratta della dodicesima “candela bianca” consecutiva: un evento riuscito una sola altra volta (nel 2013) prima d’ora. Questo, a riprova del consistente flusso di denaro che affluisce al mercato.

Francamente, la narrativa vigente non potrebbe non risultare più persuasiva per gli investitori. La stagione degli utili aziendali del primo trimestre parte con il botto: le attese sono orientate verso un’espansione degli EPS operativi del 24%; con attese addirittura del +51% per il trimestre appena iniziato. Come rilevato nell’Outlook di inizio anno, se nel primo anno del bull market tocca ai multipli fornisce il contributo pressoché integrale all’espansione delle quotazioni; nel secondo anno il testimone passa ai profitti, mentre i multipli di mercato convergono verso il basso. Se le stime dell’agenzia S&P fossero confermate, alla fine del Q2 il Price/Earnings sarebbe calato di 11 punti dagli estremi raggiunti sul finire dello scorso anno.

Ma le attenzioni di oggi saranno tutte rivolte verso il rilascio del primo dato del CPI che risentirà del confronto con i livelli depressi di un anno fa. Come anticipato ieri, il consenso è orientato verso un’inflazione al 2.5%; ma ci sono ampi margini per sorprendere verso l’alto. Anche se il CPI risultasse immutato fra marzo e maggio, il mese prossimo i prezzi al consumo negli Stati Uniti svetterebbero a +2.8%. Il problema è che questa prospettiva appare del tutto improbabile, con l’inflazione destinata a salire in tempi brevi almeno fino al +3.5% rispetto all’anno scorso. E sarà interessante a quel punto misurare la reazione del più sensibile mercato obbligazionario. Per quello azionario, al momento non si scorgono problemi di sorta.

Almeno da questa prospettiva. Perché viceversa lo S&P500 è atteso ora all’appuntamento ciclico che ne regola massimi e minimi da marzo dello scorso anno.