In definitiva ciò a cui si assiste è una conferma del trade che da tempo penalizza le growth stock, e privilegia i temi più Value: finanziari, Energy ed industriali. Un tema di investimento anticipato nell'Outlook di inizio anno, e su cui torneremo la prossima settimana.

Per fare una battuta, la borsa è definitivamente femmina. Non è quello che ieri Powell ha detto, ad aver irritato i mercati; ma quello che non ha detto. Il governatore della Federal Reserve ha rilevato come gli obiettivi prefissati siano ancora lungi dall’essere stati conseguiti. Ha notato le turbolenze di un vulnerabile mercato obbligazionario, ma ha precisato come la banca centrale osservi un’ampia gamma di indicatori finanziari. Soprattutto, la Fed ritiene «appropriato» la corrente quantità e qualità di stimoli monetari: rispedendo al mittente tanto la possibilità di un pieno ed ufficiale controllo della parte lunga della curva dei rendimenti, quanto la prospettiva di una riedizione dell’Operation Twist del 2011.

I mercati hanno preso atto di tale orientamento, classificato come hawkish. Il rendimento del T-Note si è spinto nettamente oltre l’1.50%, mentre gli indici azionari hanno subito un’ulteriore battuta d’arresto, cogliendo il pretesto offerto per lavorare a quel riallineamento al sentiero tracciato dai modelli previsionali, non ancora del tutto ripristinato.

A farne le spese sono state soprattutto le momentum stock: le rinnovabili cedono ora il 20% dai massimi, l’ARKK – benchmark delle azioni roventi... – soltanto ieri ha perso il 5%, mentre Tesla vede il passivo ora estendersi al 30% dai massimi. Classificando le società del Russell 3000 per rapporto fra capitalizzazione e fatturato (Price/Sales ratio), emerge con forza come i due decili delle azioni più sopravvalutate e speculative abbiano avuto la peggio: con una perdita media del 4.6 e 3.8%; mentre le società meglio messe hanno decisamente limitato i danni.

In definitiva ciò a cui si assiste è una conferma del trade che da tempo penalizza le growth stock, e privilegia i temi più Value: finanziari, Energy ed industriali. Un tema di investimento anticipato nell'Outlook di inizio anno, e su cui torneremo la prossima settimana.

Intanto però annotiamo doverosamente il nuovo manifestarsi negli Stati Uniti di un Hindenburg Omen: un complesso setup che evidenzia le iniziali contraddizioni di un mercato maturo, ma non ancora giunto al culmine.

Resta confermata una certa preferenza per i listini non americani. Nel 2021 Yearly Outlook (“La quiete dopo la tempesta; ed altre previsioni largamente consensuali”), fra i trade appunto tanto scontati quanto troppo clamorosi da essere ignorati; abbiamo evidenziato questa discrepanza di performance fra S&P500 ed Eurostoxx. Un paio di mesi dopo i fatti ci danno pienamente ragione: mentre il primo affonda sotto i colpi della lettera, le borse europee si difendono egregiamente, con lo “spread” di performance atlantico ancora lungi dall’aver raggiunto un picco degno di nota. La sovraperformance in atto è destinata probabilmente a permanere nei mesi a venire.