La Federal Reserve rispetta le attese prevalenti, aumentando il Fed Funds rate di 75 punti base. Il mercato vede la luce in fondo al tunnel del restringimento monetario, e festeggia. Ma tardano ancora a manifestarsi le conferme rialziste che contano.

Quella di ieri è stata indubbiamente una seduta radiosa per i rialzisti: lo S&P si è riaffacciato sopra i 4.000 punti, mentre il Nasdaq ha conseguito il rialzo più ampio degli ultimi due anni. Se fosse stato possibile quest’anno essere investiti soltanto in occasione delle riunioni del FOMC, un investitore avrebbe conseguito una performance decisamente lusinghiera (+6.8%), e superiore a quella messa a segno da Wall Street dall’inizio del 2022 (c’è ancora un -15.5% di passivo da recuperare). Detto in altre parole, se un investitore diffidente avesse volutamente evitato una seduta volatile come quelle del FOMC, a quest’ora denuncerebbe una perdita da inizio anno del 23%.

Non sappiamo come giudicherebbero queste riflessioni presso la sede della Federal Reserve. La Fed put non esiste più, è noto a tutti; casomai si può argomentare l’esistenza di una Fed call, con Powell attivamente impegnato a restringere le condizioni finanziarie complessive, nel conclamato tentativo di sopprimere la domanda e così mitigare la crescita dei prezzi al consumo. Sotto questa prospettiva un mercato azionario in vivace rimbalzo al pari del credito, tassi di interesse in discesa e dollaro in indebolimento, configurano un setup opposto a quello atteso e sperato dalle autorità monetarie.

Aggiungiamoci un dato. Per un investitore è meglio che un FOMC day si concluda con una perdita vistosa, che non il contrario. Nel primo caso infatti lo S&P storicamente ha conseguito una performance media del +2.09% fino alla successiva riunione del braccio operativo della Fed, conseguendo un saldo positivo nel 68% dei casi. Nel secondo caso, invece, la performance media è risultata pari al -0.54%, con risultati positivi in poco più della metà dei casi. Insomma, il rischio concreto è che quella di ieri sia una fiammata, destinata a rientrare già a partire da oggi, e fino all’inizio della prossima settimana.

Restiamo dunque legati allo schema di un minimo di rilievo al giro di boa del 2022, ma sarebbe un errore credere che da qui una ripartenza possa svilupparsi in modo lineare e senza ripensamenti.

Per Piazza Affari valgono considerazioni non dissimili. Il FTSE MIB tenta in tutti i modi di distaccarsi dai minimi, per ora senza grande successo. Lo scenario più radioso che possiamo immaginare, prevede un rimbalzo fino all’orbita della media mobile a 200 giorni, passante ora poco sotto i 24000 punti: ma anche in quel caso, fino a prova contraria si tratterebbe di un rally correttivo.