Commento a cura di Matteo Ramenghi Chief Investment Officer UBS WM Italy.

La scorsa settimana si è tenuto a Milano il Forum annuale di UBS. Viste le notizie riguardo ai dazi statunitensi, la crescente ansia per la Brexit e il populismo in Europa, abbiamo approfondito in quella sede il tema del rischio politico e della polarizzazione della società grazie a diversi economisti e commentatori collegati da Europa, Stati Uniti e Asia.

Questi fenomeni sono il frutto dell'insoddisfazione sempre maggiore della classe media nelle economie occidentali che, a fronte della crescente polarizzazione della società, sente di aver pagato il conto della globalizzazione e indirizza le preferenze di voto verso forze politiche che propongono modelli alternativi, spesso anacronistici: muri, dazi, spesa pubblica incontrollata, autarchia finanziaria.

Le elezioni europee degli ultimi anni, incluse quelle italiane, esprimono la medesima insoddisfazione, acuita anche dalle tensioni derivanti dai recenti flussi migratori. Oltreoceano è emerso il protezionismo, che è l'elemento più rischioso da un punto di vista economico. Se i dazi annunciati finora avranno un impatto limitato alla Cina e complessivamente gestibile, una escalation potrebbe metter fine all'attuale ciclo economico.

L'immigrazione viene presa di mira da queste forze su entrambi i lati dell'Atlantico. Trump minaccia di costruire un muro sul confine con il Messico, l'Italia chiude i porti e molti Paesi nel Nord Europa rifiutano la quota loro assegnata di migranti. La realtà è che difficilmente le economie avanzate, e in particolare l'Italia, potranno chiudersi a riccio, perché l'invecchiamento della popolazione ridurrà la forza lavoro. L'accoglienza non è tuttavia sufficiente a dare un contributo positivo all'economia senza una rapida ed effettiva integrazione.