Dopo un avvio d'ottava in netto declino per Wall Street (successivamente allo stop per il Martin Luther King Day, peggiore dei tre principali indici Usa è stato martedì il Nasdaq, deprezzatosi dell'1,91%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza è stata contrastata, con gli investitori che continuano a guardare con preoccupazione alla guerra commerciale lanciata da Donald Trump: secondo quanto riportato dalla Cnbc, Washington avrebbe cancellato un meeting previsto questa settimana all'interno dei negoziati con Pechino, a causa dei disaccordi in tema di proprietà intellettuali, anche se il consulente economico della Casa Bianca Larry Kudlow ha negato che una riunione ufficiale sia stata annullata, sottolineando che non erano previsti incontri intermedi prima della visita del vice premier cinese Liu He, che sarà in Usa settimana prossima. Altro fattore ribassista il dato sulla bilancia commerciale del Giappone, che ha evidenziato per dicembre un declino dell'export del 3,8% annuo, il più netto dall'ottobre 2016. Per l'intero 2018 la bilancia ha segnato il primo deficit in tre anni. E il clima contrastato è confermato dalla perdita, per quanto modesta, dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale ribasso ma il parallelo declino dello 0,30% dello yen sul biglietto verde non impedisce a Tokyo di chiudere in negativo: alla fine, infatti, il Nikkei 225 ha perso lo 0,14% (ha fatto ampiamente peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,60%). La Bank of Japan (BoJ) ha confermato ancora i tassi d'interesse allo 0,10% in negativo e, sempre con sette voti favorevoli e quelli contrari di Goushi Kataoka e Yutaka Harada, ha anche mantenuto l'aggressivo piano d'espansione della base monetaria, portato a 80.000 miliardi di yen l'anno (642 miliardi di euro al cambio attuale) nell'ottobre del 2014. Parallelamente la BoJ ha tagliato l'outlook relativo ai prezzi per la quarta volta consecutiva: nell'esercizio 2019 (in avvio il prossimo 1° aprile) l'inflazione è infatti attesa allo 0,9% (contro l'1,4% stimato in precedenza), mentre è stato abbassato dall'1,5% all'1,4% l'outlook per l'anno fiscale 2020.